50 anni di carriera di Pupi e Antonio Avati, con festa a sorpresa

50 anni di carriera per il regista Pupi Avati e per il suo storico produttore, il fratello Antonio, non avrebbero potuto essere festeggiati in maniera migliore che con una festa a sorpresa, organizzata dai suoi amici bolognesi nella campagna di Budrio, che si è trasformata in puro cinema, come ci riferisce il comunicato stampa ufficiale, che noi di Comingsoon condividiamo con voi, unendo a quella dei suoi amici e di tutti coloro che amano il mondo di Pupi Avati, i nostri migliori auguri per questa ricorrenza, nella speranza di vedere presto il nuovo lavoro (aspettiamo un horror) del regista emiliano:

Location in pieno stile ‘avatiano’ – il teatro di Budrio prima e il Borgo dei Casoni fumanti di Mezzolara poi -, in piena campagna, per un cast composto da oltre 700 ospiti che – a sorpresa – si sono ritrovati in un set. Tra atmosfere giocose e colpi di scena, ricordi e anticipazioni, le ricette e i piatti della tradizione, auto storiche, jazz e poesia, la piccola borgata è stata animata dal calore dei tanti amici di Pupi e Antonio Avati, dai volti e dalle storie che ci accompagnano al cinema e in televisione.

A cinquant’anni dal primo ciak di Pupi Avati – sul set di Balsamus, l’uomo di Satana – il 4 ottobre è stato girato, nella campagna di Budrio, un piccolo film con i (e non dei) fratelli Avati. Un omaggio per una carriera unica e sorprendente nel panorama italiano e internazionale. Dietro la macchina da presa c’era Cesare Bastelli, pietra miliare di tutti i film di Avati, Riccardo Marchesini con Giostra Film, la Scuola di Cinema Rosencrantz & Guildenstern e Ivan Zuccon, storico montatore di Avati. La trama: gli amici bolognesi di Pupi e Antonio hanno organizzato una festa a sorpresa, una giornata ricca di colpi di scena, intrisa di ricordi e venata di sublime ironia, tra commedia, documentario, omaggio cinematografico e meta-cinematografico. Un film corale, in perfetto stile Avati. Il cast: Le centinaia di persone – il pubblico in sala a Budrio, gli invitati alla festa nel borgo – che si sono ritrovate senza saperlo all’interno di un set. Amici di oggi e di ieri che hanno conosciuto i fratelli in questi 50 anni, condividendo lavoro, passione, risate, palcoscenici, ciak e molto altro.

La festa in onore di Pupi e Antonio Avati è iniziata in modalità “on the road”: a sorpresa si sono ritrovati sul Red City Bus che per l’occasione ha creato un tour sui luoghi del cinema, dove sono stati girati Jazz Band, Il cuore altrove, Cinema!, Storia di ragazzi e ragazze, Il papà di Giovanna e molti altri film. In teatro: ciak si festeggia. Subito dopo i saluti del Sindaco Maurizio Mazzanti, colpo di scena. Sul palco sono saliti “I Vecchioni” di Mariele Ventre, gli ex coristi del Piccolo Coro dell’Antoniano, che nel 1982 hanno interpretato il brano conclusivo di Dancing Paradise, miniserie televisiva il cui gran finale fu girato proprio al Consorziale di Budrio. Ed è stata proprio quella canzone, composta da Pupi Avati, ed accompagnata dalle immagini di Dancing Paradise, ad aprire, come una sigla, la giornata di festa.

Si sono poi alternati artisti e amici introdotti da Andrea Maioli, caporedattore culturale de Il Resto del Carlino, nelle vesti di presentatore, e in un certo senso di “prestigiatore”, perché dal suo cilindro uscivano di volta in volta i protagonisti dei film di Avati, pronti a raccontare storie vissute dietro le quinte: Saul Nanni, Greta Zuccheri Montanari (Il fulgore di Dony), Gianni Fantoni, Chiara Sani (Ma quando arrivano le ragazze?), uno dei gemelli Ruggeri, Eraldo Turra (Sposi), Gianni Ippoliti (Gli amici del Bar Margherita), Andrea Santonastaso (Un matrimonio, Il fulgore di Dony), Il signor Diavolo), Bob Messini, Davide Celli, Lina Sastri (Le nozze di Laura), Alessandro Haber (che ebbe i primi ruoli da protagonista nei film di Avati), Gianni Cavina e Lino Capolicchio (amici fraterni e tra gli attori “feticcio”), Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, mentre hanno mandato testimonianze di affetto e di stima tramite messaggi e video Michele Mirabella e Elena Sofia Ricci.