Addio a Scott Wilson, grande attore caratterista americano

Ci ha lasciato a 76 anni, dopo una dura lotta contro il cancro, quel grandissimo attore che era Scott Wilson. E se diciamo ci ha lasciato, stavolta, non è solo per usare un consueto ed eufemistico modo di dire, ma proprio perché il suo volto da tempo faceva parte di quella grande famiglia che da tempo costituisce il nostro immaginario, e oggi ci sentiamo davvero un po’ orfani. L’attore era notissimo al grande pubblico e alle nuove generazioni per l’umanissimo personaggio di Hershel in The Walking Dead (la cui terribile morte è stato uno dei punti più alti e scioccanti di una serie ormai purtroppo in caduta libera), ed è stato proprio l’account Twitter ufficiale dello show ad annunciarne la dipartita. Ma molto prima dei suoi acclamati ruoli televisivi, Scott Wilson – nato a Thomasville, in Georgia, il 29 marzo 1942, aveva iniziato la sua carriera cinematografica, giovanissimo, in modo folgorante, interpretando tre personaggi dal lato oscuro in film passati alla storia.

Il primo ruolo, piccolo ma già significativo, fu quello interpretato nel 1967 nel film vincitore di 5 Oscar La calda notte dell’ispettore Tibbs con Sidney Poitier e Rod Steiger, dove, diretto da Norman Jewison, era Harvey Oberst, sospettato di un omicidio di stampo razzista. A questo bel debutto seguì l’importantissimo A sangue freddo, che Richard Brooks portò sullo schermo adattando il libro true crime di Truman Capote, che raccontava l’omicidio di un’intera famiglia commesso da due balordi in Texas. Wilson era uno dei due assassini, Richard Hickock, al fianco di Robert Blake. Ancora sconosciuto, in un altro film pluricandidato all’Oscar, lasciò sul pubblico una grande impressione nel ruolo del criminale sociopatico condannato alla pena di morte. Forse fu per la sua fisionomia e la sua capacità di calarsi in ruoli estremi che per un pezzo gli offrirono e interpretò principalmente personaggi ambigui o negativi, coi suoi occhi azzurro ghiaccio, lo sguardo obliquo e una faccia che sembrava naturalmente triste.

Nel 1971 continuò la sua brillante carriera giovanile con Grissom Gang – Niente orchidee per Miss Blandish, dal romanzo di James Hadley Chase, diretto da un altro gigante del cinema americano, Robert Aldrich. In questo film mirabilmente crudele, Wilson era Slim Grissom, il componente, mentalmente ritardato, della famiglia criminale che rapisce un’ereditiera. La sua fu un’altra interpretazione memorabile, credibile, ricca di sfumature e misurata in un ruolo tutt’altro che facile, che induceva lo spettatore a simpatizzare per un personaggio malato, che la sua stessa vittima finisce in un certo senso per amare e per cui prova una pietà vera.

Nel 1974, Owen Wilson sfodera un’altra perla: in Il grande Gatsby di Richard Clayton, con Robert Redford e Mia Farrow, è lo scialbo meccanico George Wilson, la cui moglie, la frivola Myrtle di Karen Black, è l’amante del marito di Daisy, George Buchanan, interpretato da Bruce Dern. Nel ruolo dell’uomo tradito, innamorato e vendicativo, che non si rassegna al suo destino, Wilson offre una performance da brivido: la sua tristezza e malinconia sono espresse alla perfezione da un volto espressivo che con un solo sguardo di occhi che sono davvero lo specchio di un’anima, riesce a comunicare un’intera vita altrui come se l’avesse vissuta in prima persona.

Nel 1980 arriva per lui un altro successo, che gli porta i primi riconoscimenti ufficiali: in La nona configurazione, dal romanzo di William Peter Blatty, che lo dirige, è il capitano Billy Cutshaw, un ex astronauta impazzito, ruolo per cui viene nominato al Golden Globe e vince nel 1980 il premio come miglior attore al MystFest di Cattolica. Tantissime le sue interpretazioni degne di nota, in film come Uomini veri, Dead Man Walking, L’ultimo samurai, Monster ecc. In tv dopo The Walking Dead, dove il suo saggio e dolcissimo Hershel è apparso dal 2011 al 2014, ha interpretato altri ruoli in Bosch, Damien e The OA. Al cinema lo abbiamo visto per l’ultima volta in Hostiles.

La sua morte può essere una (triste) occasione per riscoprire il grande talento di uno di quegli attori rimasti sempre ai margini della scena, ma capaci per qualche misterioso motivo di catalizzare su di loro l’attenzione dello spettatore, anche a scapito dei protagonisti. Questo il ricordo commosso della AMC, casa produttrice di The Walking Dead: “Scott sarà sempre ricordato come un grande attore e ci sentiamo tutti fortunati per averlo potuto conoscere come persona ancora migliore. Il personaggio a cui ha dato vita in The Walking Dead, Hershel, ha vissuto nel vero centro emotivo della serie. Come Scott nelle nostre vite, Hershel era un personaggio le cui anzioni continuano ancora oggi a dare forma ai nostri personaggi. Il nostro pensiero va alla moglie, alla famiglia, agli amici e ai milioni di fan che lo amavano. Scott ci mancherà”.