Ancelotti: “Sarri, che lavoro Il mio Napoli parla italiano”

Diletta Leotta e Carlo Ancelotti

Diletta Leotta e Carlo Ancelotti

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Secondo posto in campionato e leadership nel proprio girone di Champions. Carlo Ancelotti sta guidando il Napoli in un avvio di stagione decisamente positivo, vincendo anche alcuni dubbi iniziali. Il tecnico degli azzurri ha svelato alcuni retroscena nel rapporto con i giocatori e con la società nel corso di un’intervista rilasciata alla giornalista Diletta Leotta di DAZN, che andrà in onda oggi alle 15.

GIOCATORI — In primis, l’allenatore ha raccontato com’è riuscito a conquistare la fiducia di alcuni pilastri della squadra: “Con Mertens non è stato semplice perché non giocava dall’inizio, ma sono cose normali: se non se la fosse presa sarebbe stato peggio”. In estate il Napoli ha rischiato di perdere Marek Hamsik: “Sapevo che aveva avuto quest’offerta per andare via, allora gli ho spiegato che per me era un giocatore importante e che mi avrebbe fatto piacere se fosse rimasto… Gli ho anticipato che avrei volute cambiargli ruolo: forse è proprio questo che lo ha convinto a rimanere perché voleva provare qualcosa di nuovo”.


SERIE A — Il Napoli gli ha permesso di tornare in Italia dopo nove anni di assenza. Un aspetto importante, secondo Ancelotti: “La possibilità di tornare a parlare italiano è una delle cose che più mi ha convinto ad accettare la proposta del Napoli. Dal punto di vista tecnico, parlare in inglese non crea nessun problema, ma dal punto di vista emotivo e psicologico parlare la propria lingua è tutta un’altra cosa. Al Napoli internazionale di oggi, la lingua ufficiale che si parla è l’italiano”.

SARRI-DE LAURENTIIS — Ovviamente, nel corso della chiacchierata, si tocca l’argomento dell’eredità lasciata dal predecessore Maurizio Sarri: “Il terreno non era solo ben arato, c’era già un’erba rigogliosa: il lavoro che ha fatto Sarri è stato di fondamentale importanza”. Infine, Ancelotti ha parlato del suo rapporto con il presidente Aurelio De Laurentiis: “Io e il presidente ci sentivamo ogni tanto da anni… ci eravamo già sentiti quando tentai di portare Cavani al Psg senza successo… quest’estate abbiamo fatto anche le vacanze insieme. Lui è un presidente che è diventato appassionato col tempo: adesso segue tutto, si informa su tutto, ma sa delegare. E’ una persona molto schietta, molto sincera, molto divertente”.

 Gasport 

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