Arrivabene e il futuro “Il mio lavoro è in Ferrari”

Maurizio Arrivabene, team principal Ferrari. Lapresse

Maurizio Arrivabene, team principal Ferrari. Lapresse

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“Io sono alla Ferrari e il mio futuro sarà alla Ferrari”. Maurizio Arrivabene approfitta dell’evento organizzato da Phillip Morris nel paddock di Suzuka per spazzar via ogni illazione che lo vedrebbe traslocare alla Juve del post Marotta al termine di questo Mondiale dopo un braccio di ferro con l’attuale a.d. Mattia Binotto. “Io sono da anni un esponente del consiglio di amministrazione della società e prima di assumere questo incarico a Maranello – sostiene il manager bresciano – avevo la delega del controllo/rischi. Mi fa piacere restare nel cda, sempre che la nomina venga accolta nella prossima assemblea dei soci, e ne sono onorato. Ma il mio lavoro resta qui”.

campagna — A Suzuka il principale e storico (45 anni insieme) sponsor del Cavallino ha lanciato una campagna dal nome apparentemente impegnativo: “Mission Winnow”, che tradotto vorrebbe dire missione vincere ora, subito adesso, cosa che al Cavallino non riesce facilmente e che quasi certamente non riguarderà il Mondiale 2018. In realtà come hanno spiegato Riccardo Parrino e Tommaso Di Giovanni, dirigenti della multinazionale americana, il reale significato di win-oh, antica parola inglese, è separare il buono dal cattivo, il vero dal falso in sostanza compiere una selezione positiva.


livrea — A casa Philip Morris esiste una apposita sezione che lavora con l’obiettivo di indicare il futuro dell’azienda indirizzata verso un futuro migliore, fatta di prodotti che fanno sempre meno male alla salute. E la Ferrari è stata ovviamente scelta per veicolare il messaggio attraverso un logo che appare su cofano motore, ala posteriore e tuta dei piloti – apparsi un attimo per svelare la livrea – realizzato dal celebre designer Fabio Novembre. Il logo resterà sulla macchina almeno sino a fine stagione. “Per noi winnow – ha spiegato Arrivabene – deve essere fonte di ispirazione: per tornare a vincere il titolo, dobbiamo imparare dai nostri errori, comprenderli e crescere. È un processo di apprendimento”.

dal nostro inviato Andrea Cremonesi 

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