Boateng: “Non ero morto A Sassuolo per De Zerbi”

Kevin Prince Boateng, 31 anni. Getty

Kevin Prince Boateng, 31 anni. Getty

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Sicuro di sé, diretto, un po’ istrione e un po’ gigione: due anni dopo la sua ultima apparizione (in verità poco brillante) col Milan, Kevin Prince Boateng è tornato in Italia e ha smentito sul nascere, a suon di prestazioni sul campo, le voci che lo davano per finito. “Non sono rinato perché non ero mai morto”, dice a SportWeek, il settimanale della Gazzetta, nell’intervista di copertina del numero in edicola domani insieme al quotidiano.

La scelta sassuolo — Tre gol nelle prime 6 partite di campionato, un rendimento sempre all’altezza nel ruolo di falso nueve cucitogli addosso da De Zerbi, l’allenatore che tanto ha spinto per averlo con sé al Sassuolo: “Non me lo ha chiesto, mi ha ordinato di venire”, dice il Boa, che risponde così alla domanda se la sua sia stata una scelta di retroguardia: “Volevo tornare in Italia e stare a vicino a Milano, dove andrò a vivere con mia moglie Melissa Satta e mio figlio Maddox quando avrò smesso di giocare. Cosa vuol dire passare dagli ottantamila di San Siro ai diecimila di Reggio Emilia? Che, se gioco male, ho meno gente intorno che fischia”.


ritorno da ex — Domenica Boateng affronta proprio il Milan, “la mia squadra del cuore. E se segno non esulto: ho troppo rispetto per quei colori”. Di Milan parla nell’intervista (“Chi comandava nello spogliatoio, io o Ibra? Diciamo che io ero quello che guidava i giovani, quelli più svegli”), e di molto altro: del suo essere leader, figlio, marito e padre. Un’intervista in cui Prince Boateng apre se stesso, senza ipocrisie e moralismi: “I primi soldi che ho guadagnato mi hanno fatto sbandare e finire fuori strada, per questo quando chiuderò col calcio giocato voglio dedicarmi ai giocatori a inizio carriera, per aiutarli a non ripetere i miei errori”. Un’intervista, insomma, da cui viene fuori Boateng per il personaggio che è. “Perché so di essere un personaggio, al cento per cento. E mi piace”.