C’è una Juve che cresce Sulle orme di Ronaldo

Alcuni momenti della gara Juve-Siena di Serie C (2-2). In basso a sinistra spicca l'esultanza della Juve dopo il gol del n°7 dell'Under 23 Emmanuello

Alcuni momenti della gara Juve-Siena di Serie C (2-2). In basso a sinistra spicca l’esultanza della Juve dopo il gol del n°7 dell’Under 23 Emmanuello

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C’è una squadra che non ha eguali in Italia: vive, respira e si allena ai margini del paradiso, ma poi si ritrova a giocare in quello che molti considerano l’inferno, la Serie C. Non è l’ennesima schizofrenia partorita dall’estate più pazza che il calcio nostrano ricordi. Anzi, forse proprio la nascita di questo “cucciolo” è qualcosa a cui guardare con attenzione. E speranza. La trovi in abbondanza negli occhi dei ragazzi protagonisti di questa storia: fanno grandi sogni, magari peccano di ingenuità (prendendo in prestito e girando al maschile le parole di Edoardo Bennato), ma poi si ritrovano addosso una maglia bianconera e tra i piedi un pallone passato da Cristiano Ronaldo. Ecco perché si sentono parte di un progetto vincente. Non sbagliano. Perché chi come noi si è trasformato in novello Dante per andare a osservare d vicino la Juventus Under 23, la formazione B per usare un termine dispregiativo che non rende merito all’idea, seguendola prima durante una giornata tipo e poi alle prese con una partita di campionato (nello stadio semi vuoto di Alessandria dove disputa le gare interne), ha capito che la mossa del club non è stata frutto di un azzardo, di un possibile vuoto a perdere. Al contrario, la Juventus si è mossa in anticipo, capendo come questa operazione possa dare nel lungo periodo solo benefici (economici, of course) alla società. E siccome un grande club lo riconosci dai particolari, pure l’Under 23 può contribuire ad allargare il gap con i rivali.

LA SVOLTA DI AGNELLI — Ma questa è solo la punta dell’iceberg che ha convinto la Vecchia Signora a versare 1 milione e 200 mila euro a fondo perduto per iscrivere la Juve B al terzo torneo italiano. Il progetto è molto più articolato e parte da uno studio, voluto proprio dal presidente Andrea Agnelli, avviato nel 2012. Il tema era questo: ridurre al minimo l’impatto sul bilancio causato dai continui prestiti dei giovani calciatori e capire la strada migliore per avvicinarli più possibile al livello della prima squadra. In altre parole, la Juve ha capito che la Primavera è un mondo troppo distante dal calcio professionistico e ha rischi di gestione alti. Dopo varie simulazioni, i risultati planati sul tavolo del patron bianconero sono andati verso un’unica direzione: la seconda squadra, come accade in Spagna. Il resto è storia recente: la “chiamata alle armi” tramite un bando della Figc, le regole da rispettare, i confini da non superare, i soldi da sborsare e i nemici (contrari all’operazione) da affrontare ancora prima di scendere in campo. Tutto alle spalle, tutto passato. Alla Juve si guarda giustamente al futuro. L’Under 23 è una realtà, dove si fanno grandi sogni, alla domenica si suda e lotta in Serie C e al martedì (a turno) ci si allena con CR7, Dybala, Chiellini, Bonucci…


l’altro numero 7 — A Vinovo non ci sono più le file dei tifosi a caccia di autografi. A giugno si è chiusa l’età dell’oro di questo paese alle porte di Torino: la Juventus si allena alla Continassa, nel nuovo centro sportivo. Ma al “vecchio” il lavoro non manca: è la casa di molte squadre giovanili, ma soprattutto è la casa dell’Under 23. I giocatori sanno bene di essere alle porte del paradiso. Sono ragazzi (a esclusione dei 4 fuoriquota) tra i 18 e i 22 anni. La rosa è composta da 25 calciatori e gli italiani (altra bella novità) sono ben 17. Tutti professionisti, pagati bene per la categoria come scopriremo più avanti, ma l’obiettivo non è un prolungamento del contratto. L’obiettivo è dimostrare di essere da Juve. Dalla prima squadra hanno nel frattempo ereditato struttura, campi da gioco, palestra, mensa e armadietti. Arrivano alla spicciolata, sorridono quando si accorgono del fotografo,gonfiano il petto uando scoprono che è lì per loro. In campo, però, non scherzano: sferzati da Mauro Zironelli (il Max Allegri della squadra B), passano in rassegna schemi su schemi. E subito emerge una caratteristica: la grande qualità tecnica dei singoli. Vantaggio o svantaggio in un campionato tosto come la C? “Non è facile cercare sempre di giocare con passaggi e fraseggi, ma siamo la Juve e quindi è un dovere provarci”, risponde Simone Emmanuello. Non uno qualunque: come tutti i fuoriquota (ha 24 anni) è stato ingaggiato perché cresciuto dalla Vecchia Signora con cui ha vinto un Viareggio. Ha avuto esperienze in B con Pro Vercelli, Perugia e Cesena. Lo scorso agosto ha riabbracciato il primo amore, scegliendo una maglia pesantuccia: la 7. “Ma non fate paragoni, è un numero che avevo già avuto in altre stagioni. Ci sono legato, tutto qui. Ronaldo è qualcosa di speciale e noi abbiamo la fortuna di poterci allenare con lui. Far parte della Juve B è l’deale per un giovane: il passaggio dalla Primavera al calcio professionistico è complicato. Andare in prestito in un altro club lo è ancora di più, mentre qui hai tutto a disposizione. Certo, sono già grandino e forse non esordirò mai nella Juve A, dove c’è Bernardeschi, tante volte avversario ai tempi delle giovanili. Forse. Bisogna sempre crederci e intanto mi godo questa avventura”. Non semplice: Emmanuello fatica da papà (“Alessandro mi fa dormire poco: ha 7mesi. Già,ancora il sette…”), ma molto di più a trovare un posto da titolare. In avvio di stagione è finito spesso in panchina, dimostrazione che il numero di maglia non è garanzia di successo.

UNa VITa IN BIaNCONERO — La maglia della Juve è una seconda pelle per il centrocampista Simone Muratore, 20 anni.Era poco più di un bimbo quando nel 2012 è stato comprato dai bianconeri. Ha lasciato la provincia di Cuneo, dove è nato, per trasferirsi a Torino. Poi tutta la trafila, fino a diventare capitano della Primavera, col fiore all’occhiello di una panchina in Champions, a febbraio quando allo Stadium era di scena il Tottenham. Chi meglio di lui può spiegarci se il progetto seconda squadra sia la scelta migliore per maturare? “Abbiamo una grande fortuna, la società che ci ha dato questa possibilità. Ho alle spalle due infortuni abbastanza seri: se ho recuperato al cento per cento lo devo al modo in cui mi hanno seguito. Ora, se non sei un fenomeno, arriva un momento in cui il club è costretto a darti in prestito. E tutto cambia, in peggio. Ho fatto tanti sacrifici e continuerò a farli, privandomi di cose che sono invece normali alla nostra età. Diventare un professionista è un percorso a ostacoli: resta in piedi solo chi è disposto a compiere queste rinunce. E quando entri nella Juve, gli sforzi si devono raddoppiare, compreso il percorso scolastico considerato importante quanto quello calcistico. Chiellini ce l’ha spiegato bene quando è stato da noi per parlarci da capitano. L’altra faccia della medaglia è che hai a disposizione il meglio. Allenarsi con la prima squadra è qualcosa di unico, vedere Ronaldo da vicino il massimo per un giovane calciatore. Ma l’obiettivo è diventare uno di loro, fare come Marchisio, il mio idolo. Vederlo andar via è stato un dispiacere enorme”.

IL NaZIONaLE CIPRIOTa — Nella Juve U23 ci sono diversi nazionali (persino il portiere del Canada: il diciottenne Alessandro Busti ha debuttato a metà ottobre), ma solo uno ha scelto di restare con la Juve in C piuttosto che andare in A con un’altra squadra. Parliamo del ventenne centrocampista Grigoris Kastanos, titolare con Cipro e passato dal gol contro la Bulgaria nella sfida di Nations League persa 2-1 a quello inutile di Lucca (Juve k.o. 3-2) dell’ultima sfida. “Quando la società mi ha chiesto di far parte della Under 23, ne ho parlato con il mio procuratore: in poco tempo abbiamo deciso che era la soluzione migliore. Nel 2017 sono stato in A col Pescara, la scorsa stagione in prestito in Belgio al Waregem.Non è la stessa cosa. Alla nostra età è più importante giocare con continuità, fare esperienza e restare nel club che ti ha cresciuto. La C mi permette di fare questo salto. Certo, potevo scegliere la A, ma non avrebbe avuto molto senso, per tutto quello che ho spiegato. Non è facile passare dalla nazionale a un match di terza serie. Ci sono tante differenze, hai meno tempo per pensare. Ma questo è un tassello in più che aiuta lamia crescita. E quindi non sono pentito. Anzi, è un percorso che consiglio”.

l’allenatore — Mauro Zironelli, ex centrocampista in A con Fiorentina e Pescara, è stato scelto per dare sostanza tecnica (e tattica) al progetto. “Ho un gruppo di giovani che hanno un tasso di qualità notevole, ma devono fare i conti con un campionato bello tosto. Poco alla volta stanno imparando a conoscerlo: il margine di miglioramento è ampio. L’esperienza si fa solo sul campo e quello della seconda squadra è un progetto pensato proprio per farli crescere nel modo migliore. La promozione in B? Partita dopopartita capiremo dove possiamo arrivare: l’avvio di stagione è stato complicato, l’inserimento dei fuori quota necessario per dare una base solida e un pizzico di malizia, specie fuori casa dove fatichiamo a fare punti (4 sconfitte su 5 incontri, ndr). Alla Juve non puoi pensare che i risultati non siano importanti. E quindi so bene di essere sempre sotto osservazione”. Zironelli ci spiega pure come funziona l’interscambio tra prima e seconda squadra, rapporto con Allegri compreso.”Non abbiamo l’obbligo di giocare con lo stesso modulo della JuveA. Cerchiamo di sviluppare quello più adatto alle caratteristiche dei ragazzi che si allenano con regolarità in prima squadra. Ruotano tutti, in modo da respirare l’aria dei “grandi”. E noi facciamo lo stesso, convocando dei Primavera. E avendo diversi nazionali, cerchiamo di fare turnover anche in campionato. Con Allegri ci confrontiamo nelle riunioni, aperte a tutti i tecnici. E in più c’è sempre qualcuno di loro a seguire le nostre gare. Segno di quanto sia importante il progetto per la società.

il verbo del club — Tutto chiaro, come le parole di Federico Cherubini, dirigente responsabile del progetto Under23: “Gli obiettivi? Puntare nel giro di poche stagioni ad avere 4-5 ragazzi della seconda squadra nel gruppo della prima. Un percorso virtuoso che andrebbe a ridurre i prestiti: contiamo a regime di averne al massimo una quindicina. E soprattutto vogliamo valorizzare al meglio il settore giovanile. C’è un dato che fotografa la difficoltà del sistema italiano: dopo l’ultimastagione dei 400 Primavera impiegati dai club, solo una decina sono ora aggregati in una squadra di A. Ecco perché abbiamo investito un budget alto per allestire l’Under 23. I contratti dei giocatori sono equiparabili a quelli di un club che mira alla B. Le sconfitte? Fanno parte del gioco, contro di noi gli stimoli aumentano: ad Arzachena hanno festeggiato la vittoria con cori e canti per le vie del paese. Oneri e onori di chiamarsi Juventus. Siamo orgogliosi del progetto: gli altri cercheranno di seguirci, ma i posti non sono garantiti”. Gongola Andrea Agnelli: all’assemblea degli azionisti haparlato dell’Under 23. “La parte più difficile è stata dare un’identità a un gruppo che non esisteva, far capire ai giocatori che devono essere pronti per la prima squadra e che hanno una corsia preferenziale per la crescita. Vogliamo dargli un futuro da professionisti. Ultimo, ma non ultimo: l’obiettivo deve essere vincere”. Avevate dei dubbi?

 Francesco Ceniti  

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