Classe operaia al potere Milan-Napoli è Rino-Sarri

Se sarà la solita storia dell’allievo che supera il maestro si saprà soltanto a metà pomeriggio, intanto è Gattuso che si pone come l’apprendista che sfida il mentore. Tra Rino e Sarri ci sono in realtà più analogie di quelle che ci si potrebbero aspettare e l’incrocio non è neppure un inedito ma un bis. L’allenatore Gattuso non si è spostato da Gallarate, comoda per raggiungere Milanello, mentre Sarri non ha mai traslocato dalla casa a due passi dal centro sportivo di Castel Volturno. Rino ha un avvocato che lo assiste nelle pratiche più consistenti, Sarri un tuttofare che lo supporta. Ma se c’è decidere, decidono da soli. Da giocatore Gattuso ha vissuto in Scozia, da bancario Sarri ha lavorato in Inghilterra: entrambi parlano un discreto inglese. Non conoscono i social, ma mezzi ancora più diretti: il dialogo faccia a faccia. Uno particolarmente fitto è con il direttore sportivo: Gattuso fa coppia con Mirabelli, con cui condivide provenienza e idee di gioco. Sarri è toscano come Giuntoli: dopo le partite escono dallo stadio con la stessa macchina. Rino ha lavorato in giro per l’Italia e per l’Europa meno nobile – Svizzera, Creta – fino alla panchina del Milan a 39 anni. La gavetta è un altro punto in comune, anche se il lavoro ha omaggiato Sarri dell’esordio in A solo a 55 anni, dopo un lunghissimo tour in provincia. È la seconda volta che si scontrano in campo. La prima in panchina fu nell’ultimo giorno dell’agosto 2013, in Palermo Empoli 1-2, campionato di Serie B. Prima ancora Rino era in campo e Sarri in panchina: andata (e ritorno) dei quarti di finale di Coppa Italia 2007, Milan avanti contro l’Arezzo. Oggi il bis: il Napoli di Sarri prolunga ed esaspera il palleggio, il Milan di Rino si mette più sulla difensiva anche se a fine partita è spesso premiato dal numero dei tentativi verso la porta avversaria.

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maestro — Gattuso si sente onorato di sfidare il guru: “Sarri è un maestro, è partito dal basso e ha portato qualcosa di nuovo, lo pongo tra quei grandi allenatori italiani che in qualcosa hanno cambiato il calcio. Quando ero piccolo mio nonno mi diceva: “Impara l’arte e mettila da parte”, così quando incontro bravi allenatori io guardo e imparo e con Sarri c’è tantissimo materiale. Palleggiano per una finalità, “scappano” in difesa con movimenti giusti, in certi meccanismi ti fanno venire il mal di testa. Noi dovremo essere bravi sotto tutti gli aspetti, fisico, tecnico, tattico, dello spirito. Come si dice in dialetto lombardo sperem va…”. Gattuso suggerisce anche un’altra somiglianza, nello stile “casual” a cui danno l’impressione di non badare: «A livello di look non siamo il massimo, in quello di sicuro ci assomigliamo». Credono nella scaramanzia e nel gruppo: Sarri non parla alla vigilia, Rino aveva proposto pubblicamente a Mr Li – dopo il derby di Coppa vinto con il presidente in tribuna – di non tornare in Cina; tutti e due confidano nel lavoro di uno staff fedele negli anni.


politically correct — Schietti entrambi, costantemente al limite del politically correct. Dice Rino: “Contro il Napoli ci vorrà la faccia incazzata. Alla ripresa ho visto musi lunghi e dispiaciuti per il pari con il Sassuolo, meglio così che in infradito e calzoni corti. Ma non dimentichiamoci quanto abbiamo fatto fino a questo momento: guardiamoci anche alle spalle, non possiamo permetterci di sottovalutare niente e nessuno”. Oggi il centenario Gigio sfiderà Reina, trentacinquenne che si candida a erede: “Donnarumma ha l’obbligo di provare a diventare il portiere più forte al mondo, lavori per farlo perché le doti e la serietà le ha. Noi gli daremo affetto e protezione. Di Reina oggi me ne frego, se poi arriverà lo accoglieremo a braccia aperte”. Sarri si affida a un gruppo ristretto di giocatori e anche Gattuso ha ultimamente definito una formazione di titolarissimi. Entrambi si fanno forti del rapporto umano, con i giocatori o – nel caso di Rino – con gli ex compagni: “Lo sfogo di Buffon? Io detti una capocciata a Jordan del Tottenham e sventolai una bandiera contro il mio ex allenatore Leonardo. Non posso dar giudizi proprio io. Piuttosto sono stato orgoglioso di Juve e Roma e del nostro calcio, così come della Var: siamo stati noi i primi a metterla, perché non sistemarla ovunque?”.

dal nostro inviato Alessandra Gozzini 

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