Cosmi: “Nessuno mi cita… Grosso-Liverani bel derby”

Serse Cosmi, 60 anni. LaPresse

Serse Cosmi, 60 anni. LaPresse

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Serse e i suoi ragazzi. Verona-Lecce è sfida tra due allenatori che Cosmi a Perugia, a inizio secolo, aveva trasformato in calciatori. E Fabio Grosso e Fabio Liverani sono due dei cinque suoi ex su panchine di B.

Una soddisfazione?


“Non credo di aver fatto scuola, nessuno nelle interviste dice che si ispira a Cosmi…”.

Grosso e Liverani: ci credeva?

“Sì, esprimevano concetti da allenatore già giocando”.

Grosso arrivò nel 2001 da Chieti. Come lo ricorda?

“Non aveva grande scuola, faceva mezzala e trequartista, non era giovanissimo (23 anni, ndr). Era da valutare in ritiro. Cercavamo un esterno sinistro, in prova c’era un brasiliano improponibile, così adattammo Fabio, anche perché in A nel suo ruolo non avrebbe potuto giocare. Ha fatto bene nelle amichevoli, anche un gol alla Real Sociedad. Si è dimostrato un ragazzo molto intelligente, il piede ce l’aveva ed è diventato Fabio Grosso”.

Chissà quando l’ha visto diventare campione del mondo…

“Un’emozione particolare, commentavo i Mondiali in tv e vedere lui e Materazzi protagonisti, mi ha dato gioia: un po’ ho contribuito anch’io…”.

Invece Liverani era arrivato da Viterbo un anno prima.

“Aveva una scuola alle spalle, anche lui molto intelligente e con un piede sinistro raro. Dicevano fosse lento per fare il trequartista. A me però piace vedere fantasia davanti alla difesa, meglio il primo passaggio dell’ultimo, così l’ho messo playmaker: mi convinse Alenichev (ex del Perugia, ndr) perché con Liverani avrebbe avuto più palloni. Fabio sapeva servire chiunque, vicino o lontano: per me dopo Pirlo uno dei più grandi in Italia”.

L’anno scorso ha battuto Grosso 1-0 in Ascoli-Bari.

“Aveva un’ottima squadra, ma chi è alla prima esperienza deve avere una società forte. Ora può consacrarsi a Verona”.

Alla Juve lo definivano “allenatore europeo”.

“Alla Juve hanno punti di vista particolari, se mandano via un a.d. di 61 anni perché vecchio… E’ un allenatore che cerca di proporre, con un 4-3-3 molto offensivo anche se come sempre è la scelta dei giocatori che determina il gioco. Niente di innovativo, ma con un’idea di aggressività con possesso palla molto interessante. Poi però perde ad Ascoli perché al suo vecchio allenatore riesce uno schema su corner…”.

Invece Liverani è arrivato in A prestissimo, col Genoa.

“L’ho visto vincere 3-0 il derby, pensavo a una carriera lanciata, invece era troppo presto per una piazza così. Ma ha avuto coraggio e forza per ripartire: assurdo che, dopo aver salvato la Ternana da una retrocessione quasi certa, sia rimasto fermo. Lecce è stato il posto giusto, anche se in C”.

Lui invece gioca con il 4-3-1-2.

“Anche lui fa un calcio propositivo, come quando giocava: come Grosso la palla andava sempre in avanti e questo te lo porti dietro. Auguro loro una grande carriera, anche se purtroppo non dipenderà solo dai risultati”.

E’ così per tutti?

«Lasciamo stare».

Come vede Verona-Lecce?

“Dovrei andarci, sarà bella”.

Da Grosso e Liverani agli altri. Cristian Bucchi l’ha avuto, sempre a Perugia, nel 2000-01.

“Gli auguro tutto il bene del mondo. Se torna in A lo fa con più forza, rispetto a Sassuolo. Il Benevento è favorito”.

Invece Stellone l’ha avuto nel 2004-05 al Genoa.

“E’ quello in cui mi riconosco di più per il carattere. Certo, a Palermo è dura…”.

Lucarelli 2009-10 a Livorno.

“Ho legato con lui, so quanto soffre a non vincere, lui è Livorno”.

Le piace la B a 19?

“Nella tombola a Perugia il 19 è la sbornia e mi sembra una giusta foto. Sarebbe meglio 20. Capisco ridurre le squadre per avere qualche risorsa in più, ma farlo così è una forzatura eccessiva, come lo era stato nel 2003 farla a 24”.

E andare in A sarà più difficile?

“Sarà dura comunque. Ho visto diverse partite, per esempio Cremonese-Pescara, due grandi squadre: livello cresciuto”.

Voglia di tornare?

“Sono impaziente, ho un po’ di miei ragazzi da battere…”.

 Nicola Binda 

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