“Desplechin mi ha dato fiducia in un cinema libero”: Alba Rohrwacher ci racconta I fantasmi d’Ismael

Gli occhi di Alba Rohrwacher brillano, quando parla della sua esperienza nel film di Arnaud DesplechinI fantasmi di Ismael, presentato ai Rendez-Vous del nuovo cinema francese, dopo aver aperto lo scorso Festival di Cannes, e prima dell’uscita italiana prevista per il 25 aprile.

Eppure il suo ruolo si è anche ridotto, nella versione tagliata dopo Cannes dallo stesso regista di una ventina di minuti. Ma del resto, come ricorda, è un’attrice che sceglie “più col cuore che di testa”, e nel cuore Desplechin è presente da molto tempo. “Ho visto tutti i suoi film”, ci ha detto in un incontro a Roma, “amo la sua fiducia nel cinema, nella possibilità di essere qui a parlare e poi un attimo dopo essere in una terrazza di un albergo a Shanghai e continuare a parlare. Il cinema si può permettere questa imprevedibilità, questi salti temporali in personaggi reali ma pieni di fantasia. La fiducia nel cinema è la sua essenza, se un regista così fa film, allora forse vale la pena fare questo mestiere.”

Non c’è dubbio che l’esperienza sia stata positiva per l’attrice, che insieme a Louis Garrel interpreta una vicenda interna al film, quella di una sorta si inserto di spionaggio buffo e molto anni ’70, uno dei viaggi spazio temporali tipici del cinema di Desplechin. Una storia collaterale rispetto al triangolo amoroso al centro del proscenio, quello che coinvolge Mathieu Amalric, la compagna Charlotte Gainsbourg e il ritorno dell’ex amata Marion Cotillard, sparita da vent’anni e data per morta. Come se fosse possibile sintetizzare i voli di fantasia amati dal regista di Roubaix, nord operaio della Francia.

Proprio nella sua città, oltre che a Parigi, Praga e in Marocco, si sono svolte le riprese che hanno coinvolto Alba Rohrwacher, che ha rievocato il suo coinvolgimento nel film.

“Mi hanno chiamata a Parigi, avevo il terrore della lingua, ma per lui non è mai stato un problema. Diceva che poi l’avrei imparato bene, il francese. Aveva visto molti dei miei film e mi ha parlato di questo ruolo, abbiamo letto insieme il personaggio. Durante le prove, e poi quando ci siamo ritrovati sul set, ha interpretato ogni ruolo. Tutti noi le abbiamo recitato con lui: ricordo che uscivo da questi incontri con una sensazione di una grandissima libertà, piano piano è arrivato poi il francese. È un regista molto preciso, non c’è niente di causale, anche se vedendo i suoi film si può pensare che nascano da qualcosa di istintivo e irripetibile accaduto lì per lì, e che lui ha immortalato. In realtà c’è un lavoro di precisione enorme dietro ognuno dei suoi personaggi, dietro ogni scelta. Si lavora moltissimo sulla costruzione, e una volta che tutto è deciso noi attori troviamo la libertà dentro un suo disegno molto preciso.”

Ma recitare in un’altra lingua, esperienza a lei non nuova? “È molto bello, perché già la lingua diversa ti allontana da una serie di trappole e ripetizioni, poi dietro una lingua c’è un mondo. Una cosa che mi piace di questo mestiere è imparare una vicenda che non conosco o un personaggio storico da studiare. La stessa cosa vale per una lingua che non conosci, o che hai potuto approfondire, come il caso del francese. È una grandissima ricchezza.”

Il suo compagno d’amore, nella finzione, e di lavoro, sul set, è Louis Garrel. “C conoscevamo per aver lavorato in uno stesso cortometraggio, Diarchia di Ferdinando Cito Filomarino, in cui c’era anche Riccardo Scamarcio. È stato bellissimo lavorare con lui, è un grande attore e una persona molto generosa e divertente. Noi facevamo parte del film nel film, qualcosa fuori tono, un po’ sopra la realtà, quindi dovevamo trovare una verità in qualcosa di estremo e surreale, un film di spionaggio bizzarro e improbabile”.

Un compito che non l’ha di certo spaventata, un ruolo “a metà strada fra Shakespeare e una fiaba”. Ancora parole al miele per il regista francese, “Sono lieta di aver fatto parte del suo immaginario, perché è un regista che mi ha dato la fiducia nel cinema, nella scelta di fare questo mestiere, nel credere che possano esistere delle storie tanto spericolate, libere e imprevedibili. Da subito Arnaud mi ha detto che il mio personaggio, fin dal nome, Ariel, conteneva la sua essenza, quella di uno spirito d’aria, un personaggio che non ha drammi al suo interno. Mi sembrava stupefacente che, conoscendo la mia filmografia, mi proponesse un personaggio così privo di dramma, tutto slanci, rimasta eterna adolescente, che si immagina di vivere in un romanzo, scopre che il marito è una spia e lo dice come avesse scoperto la cosa più incredibile del mondo, senza nessun retro pensiero legato alla paura. Poi dall’altra parte il personaggio di un’attrice molto leggera, intesa come qualità, come vitalità. È distaccata dai dolori: lei dice, ‘li recito ma non li vivo’. Mica male come punto d’arrivo, vorrei essere come lei. Incontrare un personaggio così ti dà la possibilità di vivere un altrove più interessante del tuo.”

I fantasmi d’Ismael di Arnaud Desplechin uscirà il prossimo 25 aprile, distribuito da Europictures.