Eusebio, non ci posso ancora credere

Eusebio, ti voglio bene. La più bella impresa della storia della Roma l’hai firmata tu, debuttante in Champions a 48 anni; tu considerato esperto ma non troppo, di profilo medio, un provinciale del calcio; tu che nella sfida che avrebbe potuto segnare la fine hai avuto il coraggio e la forza e l’intelligenza e l’umiltà di cambiare il vestito e la testa della squadra; tu che hai ottenuto il massimo da Dzeko (monumentale), De Rossi e Manolas, che hai dato fiducia a Schick e ne sei stato abbondantemente ricambiato. Tu che hai cacciato dall’Europa Messi e Suarez, Piqué e Iniesta, Sergio Busquets e Sergi Roberto, il meglio del meglio.

Era da 35 anni che la Roma non conquistava la semifinale della coppa più prestigiosa, una vita fa, e 35 anni fa tu di anni ne avevi soltanto 15 e andavi ancora a scuola.

Anche chi non tifa Roma ha sofferto insieme a te negli ultimi minuti di una partita grande e preziosa, nella serata più bella della tua carriera. E pensa, Eusebio, che in 94 minuti sei riuscito a risollevare il morale di Monchi che nelle ultime settimane era arrivato a pensare di aver messo insieme una squadra che non stava in piedi.

Mentre metto in fila queste quattro parole, Manolas piange di gioia in panchina, i tifosi che hanno riempito l’Olimpico cantano “grazie Roma”, lacrime e canti, come nel giorno in cui la Roma ha salutato il suo capitano. Grazie Eusebio e grazie Roma anche da parte del calcio italiano. Tu, noi dentro e Pep fuori; tu, noi dentro e la Pulce fuori.