Fenati, non tutto è perduto Dal peggio puoi rinascere

Fenati tira la leva del freno anteriore di Manzi, a oltre 200 km/h su un rettilineo nel GP di Misano

Fenati tira la leva del freno anteriore di Manzi, a oltre 200 km/h su un rettilineo nel GP di Misano

‘); }

Sono stato un adolescente curioso, ma anche fragile e influenzabile come tutti i ragazzi di quell’età delicata. È andata bene. Oggi mi rendo conto di quanto esposto fossi rispetto ai cattivi esempi che circondano la nostra vita. Al bar, per dire, capitava di far corona al tizio che raccontava di aver steso chi lo aveva provocato. Tutti a ridere ammirati. E immaginavo quanto poteva esser figo comportarsi così… Resistere alle provocazioni è la manifestazione di forza più grande. Anche in gesti banali. Anni fa ero in auto con un amico, guidava lui, e un tizio ci tagliò la strada, per altro insultandoci. Mi si chiuse la vena, sarei sceso a litigare! Il mio amico, placido, mi freddò: “È un frustrato! Avrà avuto una giornataccia e deve sfogarsi”. Mi colpì, a dimostrazione che certi esempi insegnano più di mille parole.

il “fattaccio” — Da due settimane si parla del caso Fenati, il pilota di Moto2 che ha tirato il freno di un avversario (Manzi) a oltre 200 orari in rettilineo a Misano. Condanna unanime, licenza sospesa e rinvio a giudizio davanti al tribunale sportivo. Tutto giusto. La punizione legata al pessimo gesto ci deve essere, soprattutto per il “fallo di reazione” verso un rivale che gli aveva fatto più scorrettezze. Come detto, è un segnale di forza accettare che non tutto vada come vuoi.


occasione — Siccome accade anche nella vita quotidiana, dovremmo domandarci se l’errore di Fenati possa servire pure a chi guarda. Perché se è così, scontata la giusta punizione, decisa da chi di competenza e non sui social, dovremmo dare a Fenati l’occasione di riabilitarsi, di mostrare che una “testa calda” può imparare dagli errori diventando una persona migliore. Non dimentichiamo che, nel suo “bar”, Fenati è cresciuto vedendo altri piloti agire oltre le regole e farla franca. Direte: “Non per fatti così gravi”. Forse, ma dove sta il limite tra l’essere considerato un duro che restituisce lo sgarro o un folle? C’è l’impressione, forte, che nella valutazione conti anche il numero delle bandiere col tuo nome tra i tifosi. Penso che da questa storia possa uscire qualcosa di buono, se a Romano sarà data l’opportunità di mostrare che agli avversari si risponde con la classe, non con scorrettezze peggiori. Ecco perché mi auguro che la MV Agusta ci ripensi e gli offra l’occasione per cambiare questa brutta pagina di sport in una lezione di cui prender nota.

 Alex Zanardi  

© riproduzione riservata