Foggia, Bari, Cesena e… Iscrizione a rischio per 13

La curva del Manuzzi di Cesena. LaPresse

La curva del Manuzzi di Cesena. LaPresse

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Non c’è pace per il calcio italiano. Non ci sono soldi e, di conseguenza, non c’è pace. Al termine di una stagione che ha visto il record di penalizzazioni e squalifiche per violazioni amministrative (tradotto: stipendi e contributi non pagati), siamo di nuovo a fare l’elenco delle società per cui la dead line del 30 giugno – fondamentale: bisogna presentare la domanda di iscrizione – è un muro invalicabile. Con una novità preoccupante rispetto al recente passato: i problemi di solvibilità non riguardano più solo società di Serie C, ma hanno intaccato pesantemente anche la Serie B.

EX NOBILIUn campionato da immaginare. Come se non bastassero i guai giudiziari che hanno investito Palermo e Foggia (su cui pende una richiesta di retrocessione avanzata dalla Procura al Tribunale federale: sentenza all’inizio della prossima settimana), sono venuti a galla i guai finanziari di Cesena e Bari. Il club di Lugaresi è praticamente spacciato. L’Agenzia delle Entrate gli ha nuovamente negato un accordo per la ristrutturazione del debito e a questo punto, a meno che non intervenga il sostegno di qualcuno, è praticamente impossibile che tra 48 ore riesca a presentare la domanda di iscrizione. Molto più facile che si avvii la pratica del fallimento e si cominci a pensare ad un nuovo Cesena che riparta dalla Serie D e a conferma questa mattina è arrivata anche la comunicazione ufficiale, via Pec: terza bocciatura. Sta meglio, ma non troppo, il Bari. Giancaspro ha pagato gli stipendi di marzo, aprile e maggio ma entro sabato è chiamato a dimostrare di aver pagato ritenute e contributi, quota di partecipazione al campionato e fideiussione. Mancherebbero all’appello un paio di milioni, sarà una corsa contro il tempo. Se non ce la facesse, avrebbe un’altra scadenza utile a luglio, ma scatterebbe subito una penalizzazione.


IL SISTEMA NON VAIn Lega Pro, a ieri sera, erano pervenute solo una decina di domande di iscrizione su 59. Il dato, da solo, basterebbe a spiegare la gravità della situazione. Una Lega in difficoltà: senza uno sponsor, con ricavi risibili dai diritti tv, senza nemmeno i 5 milioni di euro che Fabbricini aveva promesso per sanare il blitz della mutualità. Le società in crisi aumentano e ormai coinvolgono tutti e tre i gironi. Reggiana, Mestre e Pro Piacenza hanno fatto intendere che non si iscriveranno. Il Fano ha un passaggio di proprietà in corso. Della Fidelis Andria non si hanno notizie confortanti, la Juve Stabia non garantisce, il Matera è inguaiato, al Trapani è saltata la cessione del pacchetto azionario, il Siracusa è dato in dismissione. Col posto libero lasciato dalla revoca dell’affiliazione del Vicenza (andrà al Santarcangelo?), potrebbero mancare dieci club all’appello. Un buon motivo per lanciare subito le seconde squadre, un brutto segnale per la tenuta del sistema. A quando la riforma dei campionati?

 Alessandro Catapano 

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