Giuseppe Rossi scagionato Pepito: “Giustizia è fatta”

Giuseppe Rossi. ANSA

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“Giustizia è fatta”. Niente squalifica, solo una nota di biasimo. Pepito Rossi esulta: come un gol in una finale Mondiale. La prima sezione del Tribunale nazionale NADO Italia (presidente Adele Rando) ha accolto alle 15.15 di oggi le motivazioni dell’attaccante in merito alla sua positività alla dorzolamide rintracciata dopo un controllo effettuato il 12 maggio scorso al termine di Benevento-Genoa: niente stop per il giocatore.

buona fede — Un lungo abbraccio tra il giocatore e il procuratore Andrea Pastorello al termine dell’udienza in cui il procuratore Pierfilippo Laviani e l’avvocato di Rossi Sergio Puglisi Maraia hanno dibattuto sulla presunta colpevolezza di Pepito: “La buona fede di Giuseppe è stata capita – ha spiegato il legale -, non è stata decisa alcuna sanzione ma solo un richiamo, una nota di biasimo”. Che vuol dire: “stia più attento la prossima volta”. Non capivamo come questa sostanza sia finita tra gli alimenti di Rossi, non c’è stata alcuna intenzionalità. Ha prevalso la linea della buona fede e della coerenza”.


felice — Rossi ha lasciato l’aula sorridendo: “Sì, sono felice”. E così si chiude una vicenda che per il giocatore poteva rappresentare un’amara appendice di una carriera travagliata, con cinque operazioni al ginocchio e tormenti senza fine per uno dei talenti più interessanti del nostro calcio: probabilmente l’attaccante, dopo l’ultima esperienza al Genoa, cocluderà la sua carriera negli Stati Uniti, anche se in vista del mercato di gennaio potrebbe anche decidere di tornare in Italia e giocarsi una chance in un club di A.

il controllo — Il giocatore era stato deferito il 25 settembre dalla procura antidoping di Nado Italia che aveva chiesto un anno di squalifica. L’episodio contestato era riferito appunto ad un controllo effettuato il 12 maggio scorso al termine di Benevento-Genoa, una delle ultime apparizioni di Rossi in campo: partita in cui l’attaccante risultò pure il migliore tra i rossoblù di Ballardini. La sostanza rintracciata è stata la dorzolamide, un agente anti-glaucoma contenuto esclusivamente nel collirio: serve a ridurre la pressione intraoculare elevata (l’utilizzo è così comune da essere tollerato anche dalle norme antidoping).

posizione netta — L’attaccante è stato interrogato due volte a distanza di un mese, il 15 giugno e il 16 luglio, e nelle due occasioni ha negato di aver assunto volontariamente il prodotto. Posizione ribadita in un comunicato consegnato all’Ansa: “Sono sempre stato pulito, questo è un evidente caso da archiviare. La positività è fondata su un’involontaria contaminazione alimentazione”. La storia è stata pure paradossale: se Pepito avesse ammesso l’uso del collirio, che è ardito considerarlo dopante, non ci sarebbe stato alcun deferimento. Eppure Pepito ha tenuto una linea di coerenza negandone l’utilizzo. La dorzolamide può agire anche da agente diuretico o mascherante di altre sostanze comunemente riscontrate nei controlli antidoping, ma solo attraverso una somministrazione sistemica: ipotesi smentita dalla negatività ad un controllo al giocatore della settimana precedente al match Benevento-Genoa. Oggi il lieto fine. “Giustizia è fatta”.

 Alessio D’Urso 

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