Guarda in alto: presentata la surreale avventura sui tetti di Roma

Dopo l’anteprima ad Alice nella città alla Festa del cinema di Roma l’anno scorso e la partecipazione a vari festival (Rotterdam e Annecy, dove ha vinto il premio della Giuria Giovani), dal 18 ottobre arriva al cinema in una ventina di copie Guarda in alto, opera prima davvero originale del giovanissimo regista (25enne all’epoca delle riprese) Fulvio Risuleo, autore di due premiati cortometraggi, che ha scelto un approccio insolito alla città di Roma per ambientarvi un surreale e simbolico viaggio di formazione, tra favola e fumetto. Nel film, Giacomo Ferrara (Suburra, la serie) è l’aiutante di un pasticciere, che con la sua capacità di sognare e guardare in alto affronta un’avventura inattesa incontrando vari e bizzarri personaggi (nel variegato cast appaiono Lou Castel, Aurelia Poirier e Ivan Franek). Realizzato in modo totalmente indipendente dalla Revok di Donatello Della Pepa, il film si è poi avvalso del contributo di Rai Cinema. Come ha raccontato Risuleo nella conferenza di presentazione, è un film che ha avuto “una lunga gestazione perché ho iniziato a scriverlo durante gli anni al Centro Sperimentale, poi si sono aggiunti tanti nuovi personaggi. Ero partito dall’idea di un road movie in un mondo alternativo, che si svolgesse underground, in una Roma sotterranea, ma essendo piena di antichità sono poi passato ai tetti, ispirato anche dall’itinerario sugli alberi di Calvino, per raccontare la fuga dalla società di un ragazzo un po’ confuso”.

Il ragazzo confuso, dal bizzarro nome di Teco e dall’altrettanto originale capigliatura, è interpretato benissimo da Giacomo Ferrara, che ha pensato al personaggio come qualcuno depresso perché “sognava qualcosa in più dalla vita, l’ho immaginato come il percorso verso un tornare bambino. C’è un punto nel film, quando incontra l’eremita, Baobab, dopo il quale decide di buttarsi e di giocare con la fantasia. “C’è bisogno di meraviglia nel mondo”, gli dice il Muto e per me è questo il senso del film”. Tra le zone riconoscibili del film ci sono Porta Maggiore, Piazza Vittorio, la Prenestina: “Sono partito da una conoscenza personale della zona – dice Risuleo – per riflettere sulla geografia di quella Roma Est, dalla tangenziale, dalla Prenestina, tutti ci passano, Porta Maggiore è un punto simbolico. I tetti li ho scelti per l’impatto visivo, ne ho visti centinaia, mi piacevano quelli grandi che sembravano piazze, un po’ grigi, che rimandassero a un’immagine quasi fantascientifica, di una Roma senza tempo”.

I fumetti sono molto presenti nel film: “Oltre al cinema mi occupo anche di fumetti, sta per uscire il mio secondo libro. Durante la preparazione ho lavorato con Giacomo Nanni (“Atto di Dio”, Rizzoli) che vive in Francia. Gli ho dato la qualifica di visual editor, perché siamo andati a Parigi due settimane, ogni giorno gli raccontavamo una scena e lui faceva i disegni delle immagini chiave. Sono uscite una trentina di tavole, vari mesi prima di girare, con le scene essenziali, che abbiamo tenuto. Un altro con cui ho lavorato è Alessandro Martoz, che pubblica con Coconino: lui è “la penna del Muto”, il grande murales di 15 metri per 3, sul tetto del cinema Maestoso ormai abbandonato, è stato fatto da lui, così come le maschere”

Per gli attori, il regista racconta di essere andato a cercare Lou Castel a Parigi, a Barbés, nella periferia in cui vive coi diritti dei film che ha fatto e il sussidio di disoccupazione, dopo averlo rintracciato su Vimeo: “Volevo per l’eremita un personaggio importante per la cultura italiana ma di cui nessuno sa più niente. Lo abbiamo portato a Roma ed è stato anche complicato in certi momenti ma sono contento che ci sia. Aurélia Poirier l’avevo vista nel film La quinta stagione, volevo che Stella fosse straniera e l’ho scritto pensando a lei. Per il protagonista cercavamo una persona che incarnasse Teco, fosse riconoscibile nelle strade della città e fuori dagli schemi dei protagonisti classici del cinema. Doveva essere un po’ come Tintin nel fumetto, una specie di reporter, di giornalista”.

A proposito della piccola Alida Baldari Calabria, Risuleo racconta che è grazie al suo provino, visto da Matteo Garrone, che è stata scelta dal regista per il ruolo della figlia del Canaro in Dogman. Il Muto è lo spagnolo Emilio Gavira: “cercavamo un nano in Italia ma non ci sono molti attori, in Spagna lui ha fatto 100 film e viene da una famiglia di tenori per cui conosce l’italiano ed era nello spirito del film. Volevo raccontare un nano senza i cliché che si usano nel cinema grottesco”. E a proposito di grottesco, le suore con le reliquie e i gabbiani? “Mi piacciono i simboli della religione, senza ragionare sul loro significato. Sono un po’ esseri umani con dei superpoteri, se pensiamo alle reliquie, ci sono persone che vanno nelle chiese a guardare pezzi di cadaveri mummificati. Io credo che nel DNA degli italiani ci sia molta genuina magia, un bisogno di sognare e immaginare, di immagini strane, bizzarre, e nella religione senza i significati le si trova. Questo film vuole raccontare anche questo”. Se vi abbiamo incuriositi (dovreste) potete cercare Guarda in alto al cinema dal prossimo 18 ott