Halilovic, il “Messi croato” È la scommessa del Milan

Un giovanissimo Alen Halilovic con Ibrahimovic dopo Dinamo Zagabria-Psg: era il 2012

Un giovanissimo Alen Halilovic con Ibrahimovic dopo Dinamo Zagabria-Psg: era il 2012

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Alen Halilovic ne ha anche le fattezze, a voler lavorare di fantasia. Un Icaro biondo che si è avvicinato troppo presto al sole e si è squagliato. Sole blaugrana, come il Barcellona, sole argentino, come Leo Messi. Alen era fortissimo, Alen era un prodigio, Alen batteva record di precocità. E, pietra tombale di tanti ragazzi in questi anni, Alen era «Il Messi croato».

GRANDI SOGNI — Ci credevano in parecchi, e devono aver lavorato anche sulla sua testa. Soprattutto quando, nel marzo del 2014, Halilovic non aveva ancora 18 anni e firmò per il Barcellona un quinquennale accompagnato dal pagamento milionario alla Dinamo Zagabria: 2.2 milioni di euro che avrebbero potuto, ma per molti dovuto, moltiplicarsi negli anni successivi grazie al raggiungimento di vari bonus legati alle prestazioni. Fece la preparazione con Luis Enrique, che era appena arrivato e si apprestava a portare il Barça al suo secondo triplete, debuttò in un’amichevole con il Recreativo, poi si accomodò col Barça B. Che era in Segunda e a fine stagione sarebbe retrocesso in Segunda B. Con lui c’erano gli attaccanti super promettenti Sandro e Munir, il laziale Patric, i camerunesi Dongou e Katpoum, Adama Traoré che a fine anno fu venduto all’Aston Villa per addirittura 10 milioni. Alen giocò, ma non convinse. Dalla prima squadra avevano per lui un occhio di riguardo, «Lucho» lo fece anche debuttare in Copa del Rey, però iniziarono a rendersi conto che il processo d’inserimento nel dogmatico e complesso sistema blaugrana risultava duro. Una certa lentezza, difficoltà associative, scarsa propensione difensiva. Tre problemi non da poco, soprattutto al Barça.


IL CONTRATTO — Ma il vero guaio per Halilovic fu un contratto troppo ambizioso, fatto per aprirgli le porte della prima squadra e che di fatto gliele chiuse: dopo un anno col filial Alen doveva avere obbligatoriamente un posto tra i 25 della prima squadra, non poteva restare ancora al Barça B dove magari sarebbe cresciuto adattandosi al sistema blaugrana. E nella squadra del triplete il giovane croato non aveva posto. La cosa diede inizio alla peregrinazione, Gijon, Amburgo, Las Palmas. Qualche alto, diversi bassi, infortuni, poche partite e la continuità trovata solo all’inizio, allo Sporting. Quest’anno in Liga ha rimediato 20 partite, 16 da titolare. Il nostro Icaro-Alen ha solo 22 anni, quello verso Barcellona è stato un volo ad altezze proibite che gli è costato anche la nazionale, ma ha il talento per volare più basso. E ripartire.