Hamilton, colpo mondiale Vince e va a +40, Vettel 3°

Martellata scintillante. Hamilton brilla nella notte di Singapore come i diamanti che ama esibire a dismisura: vittoria sul tracciato cittadino di Marina Bay e altra picconata alle speranze iridate di Vettel, 3° al traguardo e scivolato a –40 dal fuoriclasse inglese della Mercedes. Trionfo di manico, purissimo, costruito con una pole siderale degna del miglior Senna e puntellato in gara dove Hamilton è passato al raccolto della pregiata semina del sabato. Per inanellare la sua settima vittoria stagionale – la quarta degli ultimi 5 GP – Lewis è passato indenne attraverso le insidie di una gara storicamente poco lineare, che ha riservato la solita safety car nelle battute iniziali – l’ennesimo capitolo della faida in rosa fra Perez e Ocon, con il francese spedito a muro dal compagno -, ma poi ha avuto uno sviluppo abbastanza fluido.

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hamilton liscio — Se si esclude un brivido nel doppiaggio del duo Sirotkin-Grosjean che lottavano fra di loro, frangente che ha esaltato le doti di intelligenza e freddezza di Hamilton, l’inglese non ha faticato molto per tenere a bada Verstappen, saggio, solido e gran 2° con la Red Bull, e mettere un’altra mattonella preziosa sulla strada lastricata del suo titolo. Considerando il suo livello di forma, eccellente, il migliore mai esibito, non si vede onestamente al momento chi o cosa possa precludergli il pokerissimo a quota Fangio.


vettel opaco — Il suo rivale, Vettel, infatti ha prodotto una gara piuttosto opaca. Eccellente nel carpe diem del 1° giro con il sorpasso a Verstappen un attimo prima dell’ingresso della Safety Car, il tedesco è stato poi rallentato dalla tattica – unico dei primi cinque – di montare le gomme ultrasoft al primo pit stop e da noie ai freni. Seb ha anticipato tutti alla sosta, ma ha perso ritmo nel traffico del rientro in pista (Perez) e quindi la posizione con l’olandese, diventato un cuscinetto importante per la fuga di Hamilton e insormontabile per le ambizioni del tedesco. Prestazione in ombra per Vettel e la rossa – Raikkonen non va oltre il 5° posto – e che segna un netto passo indietro rispetto ai bagliori di Monza e Spa: con 6 gare al termine servono quelle prestazioni per alimentare ancora il sogno iridato. E bisogna fare alla svelta, sennò a Maranello sarà ancora tempo di rimpianti e non brindisi.

nei punti — A punti l’ottimo Alonso, 7°, a conferma che il fattore umano su certe piste ha ancora il suo bel peso, poi 8° Sainz, 9° Leclerc – sesto GP stagionale nei primi dieci per il monegasco che festeggia così l’ingaggio in Ferrari ed effettua un bellissimo sorpasso con incrocio su Gasly – e 10° Hulkenberg.

la gara — L’attesa della partenza, snodo cruciale dei destini iridati l’anno scorso con l’harakiri Ferrari, non tradisce le attese. Lo spunto è di Hamilton, con Verstappen che regge su Vettel alla prima curva, ma deve cedere poco dopo. Bello il guizzo di Seb, giusto un istante prima delle bandiere gialle per una Safety Car innescata dal contatto Perez-Ocon. 4 giri in fila indiana, si riparte con un ritmo moderato e si attendono le tattiche. Inizia Vettel (14° giro) che monta le ultrasoft, marcato da Hamilton il giro dopo, sulle soft, e da Verstappen al 18°. È la svolta della gara: non solo l’olandese esce davanti a Seb alla ripartenza – incrocio pericoloso, con il brivido di una riga bianca sfiorata, però senza intoppi – ma monta anche la stessa soft di Hamilton per arrivare al traguardo. Dopo la girandola di soste (28° giro) i primi sei – Hamilton, Verstappen, Vettel, Bottas, Raikkonen e Ricciardo – rispecchiano quindi le identiche posizioni della griglia di partenza. Fra incerte e ininfluenti gocce di pioggia, un’orrenda chiusura di Perez (ancora!) a Sirotkin che gli vale un drive through e qualche doppiaggio delicato si arriva a tagliare così il traguardo. È la ciliegina del week end perfetto di Hamilton e un boccone amaro per Vettel. Un altro.