I 21 personaggi femminili più importanti nella storia delle Serie TV

Sin dalla nascita, la televisione ha avuto la responsabilità di intrattenere, divertire, informare, educare e definire dei modelli sociali. Con le serie tv, quest’ultimo ruolo è stato approfondito ulteriormente, perché a tutti gli spettatori è stata data la possibilità d’immedesimarsi in modo naturale e immediato nei personaggi delle storie più disparate, e al tempo stesso di crescere insieme a loro. L’evoluzione più palpabile è stata quella dei personaggi femminili: esattamente come accaduto nel mondo reale, da mogli servizievoli e compiacenti, le donne sono diventate pian piano più forti, sicure di sé ed emancipate. Passando di storia in storia, di personaggio in personaggio, i produttori televisivi hanno capito col tempo quanto sia più facile per gli spettatori comprendere i comportamenti umani senza l’utilizzo di stereotipi. Ma per arrivare a questo punto, c’è voluto un lungo processo educativo, che ha seguito e continua a seguire pedissequamente i cambiamenti culturali e sociali dell’Occidente. Vediamo quindi in ordine cronologico le donne immaginarie che hanno contributo ad una vera e propria emancipazione femminile in televisione. Ecco i 21 personaggi femminili più importanti nella storia delle Serie TV.

Lucy – Lucy ed Io (1951 – 1957)

Lucille Ball è stata una vera pietra miliare della televisione. Si è prodotta tutti i suoi programmi, inclusa questa serie ormai di culto, nonché la prima sit-com americana: Lucy ed Io. Il personaggio da lei interpretato non era quello della classica casalinga amorevole: Lucy era una ragazza un po’ folle, socievole, che bramava la fama più di ogni altra cosa. Con lei, tantissime spettatrici si sono sentite rassicurate, anche perché per la prima volta in tv venivano rappresentate in situazioni verosimili, tra gravidanze e problemi di tutti i giorni, tanto che ogni episodio doveva essere revisionato prima di andare in onda, perché il network aveva paura fosse “offensivo”.

Laura Patrie e Sally Rogers – Dick Van Dyke Show  (1961-1966)

Negli anni ’60, Dick Van Dyke e i suoi autori trasposero in tv gli stereotipi sociali dell’epoca. I protagonisti della serie erano Rob (Van Dyke) e Laura Petrie (Mary Tyler Moore), una coppia sposata con un bambino. Lei, una casalinga. Lui, autore di un programma televisivo, sempre al lavoro e mai a casa. Sulla carta era uno show poco originale, se non fosse per alcuni elementi piuttosto innovativi per l’epoca: ad esempio, fece scandalo la scelta di far indossare a Mary Tyler Moore dei pantaloni Capri, invece dei soliti vestiti a gonna larga con annesse perline al collo. Un dettaglio ridicolo per i nostri tempi, che però in quegli anni lanciò una moda tra le donne americane. Non era stata di certo la prima donna ad aver indossato dei pantaloni in tv, ma questo piccolo dettaglio contribuì a rendere più realistico il suo personaggio, invece di glorificare come spesso accadeva la figura della “casalinga felice”. Si faceva notare anche un personaggio femminile secondario, all’interno delle puntate”: era Sally Rogers (Rose Marie), una professionista single che pur lamentandosi della sua solitudine e cercando disperatamente un uomo, teneva testa a tutti i suoi colleghi, conquistandoli con la sua schiettezza e la sua ironia.

Mary Richards – The Mary Tyler Moore Show (1970 – 1977)

Una donna single di trent’anni, felice e indipendente, che vive serenamente la sua vita senza sentire il costante bisogno di trovare un uomo per corroborare la sua posizione sociale. E pensare che all’inizio la produzione aveva pensato ad una protagonista divorziata o vedova, ma dato che il pubblico a casa, ancora condizionato dalle credenze passate, non avrebbe visto di buon occhio una donna separata, la stessa Mary Tyler Moore suggerì di portare in tv un esemplare di donna single, per rappresentare tutti quei casi che andavano aumentando in America già dagli anni ’60. In un certo senso, è stata la prima Carrie Bradshaw della storia della tv.

Cagney e Lacey (1982 – 1988)

All’inizio degli anni 80, il produttore televisivo Barney Rosenzweig ricevette in regalo dalla sua ragazza dell’epoca, Barbara Corday, una copia di “From Reverence to Rape” di Molly Haskell, uno dei primi libri a denunciare la rappresentazione maschilista delle donne al cinema, che all’epoca venivano escluse a priori da film gangster, di guerra, d’avventura e polizieschi. Colpito da questa lettura, Rosenzweig propose alla CBS la serie Cagney e Lace, che seguiva due detective donne di New York, con due vite molto diverse: Christine Cagney (Sharon Gless) era una donna single concentrata sulla carriera, mentre Mary Beth Lacey (Tyne Daly) era sposata e con figli. Due personalità molto forti, professionali e convincenti, che finalmente sdoganarono i personaggi femminili dai soliti ruoli, aprendo la pista a storie ormai celebri come La Signora in Giallo. Tra l’altro, stanno per tornare in tv

Murphy Brown (1988 – 2018)

Tornerà presto in tv uno dei personaggi femminili più influenti della storia delle serie TV. Stiamo parlando di Murphy Brown, la quarantenne single interpretata da Candice Bergen, che piombò in tv nel 1988 in un periodo di forti cambiamenti culturali, proprio quando il vice-presidente Mike Pence auspicava l’abolizione della legalizzazione dell’aborto in favore dei “valori della famiglia”. In risposta a questo ennesimo tentativo di minare le basi del liberalismo e del multiculturalismo, dalla penna di Dianne English prese vita questa giornalista televisiva che “viveva come un uomo e non chiedeva scusa a nessuno per il suo comportamento”, indossava abiti eleganti e dava tutta se stessa per combattere contro le ingiustizie e gli atteggiamenti mafiosi. Con la sua indipendenza e la sua schiettezza, questa nuova eroina stravolse ulteriormente il modo in cui venivano rappresentate le donne in carriera. Dopo l’elezione di Trump a Presidente, poi, si è deciso di ritirarla fuori dal cassetto.

La Signora del West (1993 – 1998)

Nel 1867, una dottoressa di Boston, conosciuta come “Dr. Mike”, si trova costretta a trasferirsi in un piccolo villaggio del west per iniziare una nuova attività in proprio, dopo la morte del padre. Qui viene accolta con enorme scetticismo, ma salvando una vita dopo l’altra riesce a convincere tutti gli abitanti che anche una donna può praticare con successo la professione di medico, persino crescendo i suoi figli e trovando addirittura l’amore della sua vita. Questa era la trama de La Signora del West, che rende effettiva l’affermazione della donna in tv: da qui in poi la strada sarà spianata per ruoli ancora più estremi.

Xena: Principessa guerriera (1995 – 2001)

E infatti eccoci, con l’unica e sola Xena, “la guerriera forgiata dal fuoco di mille battaglie”! Xena è il primo esempio di un personaggio femminile con due ovaie così, con un passato talmente difficile da renderla invincibile, coraggiosa e spietata, pur mantenendo una certa sensibilità di fondo, riservata soprattutto alla compagna di viaggio, Olimpia. La serie nacque come spin-off di Hercules, in cui Lucy Lawless già interpretava questo personaggio ormai di culto, che nella sua ambivalenza aveva affascinato sia gli spettatori che i produttori. Insomma, una donna diventò finalmente l’eroina di un fantasy storico e nel contempo un’icona lesbo e femminista: una rivoluzione che, anche se piccola, portò molti bambini ad identificarsi con lei, sdoganando finalmente i personaggi femminili dalle solite storie già inscatolate e confezionate col fiocchetto rosa. Per giunta, Xena può anche essere vista come la salvatrice dei film sui supereroi: per chi non lo sapesse, infatti, tra i creatori della serie c’era Sam Raimi, che nel 2002, dopo l’ultima stagione, ne sfruttò l’ondata di successo per dare vita ad un altro franchise con i superpoteri… Spider-Man.

Buffy: L’Ammazzavampiri (1996 – 2003)

“Per ogni generazione c’è una prescelta che si erge contro i vampiri, i demoni e le forze delle tenebre”. Altro che gonne svolazzanti e grembiule: negli anni ’90 arrivò una tostissima liceale cacciatrice di vampiri e tutti rimasero folgorati. Era una storia originale, adrenalinica e romantica al tempo stesso, incentrata sulle avventure di una ragazza tutt’altro che indifesa. La stessa autrice della serie, Katharine Schwab, ha spiegato il vero significato del suo personaggio nell’articolo “The Rise of Buffy Studies” del 2015: “In Buffy, i mostri rappresentano le differenze e le minacce della società. I vampiri simboleggiano i predatori sessuali, i lupi rappresentano le forze fisiche fuori controllo, e le streghe si inseriscono come emblema del senso di minaccia dato dalla sessualità e dal potere femminile. Combattendo il “male supremo”, Buffy e i suoi amici sfidano quei mostri che tutti noi abbiamo dovuto affrontare: le figure autoritarie oppressive, le regole senza senso, le norme sociali limitanti, la solitudine, la redenzione, il risveglio sessuale. In parole povere, la paura di crescere e di trovare la propria strada nel mondo”. Insomma, oltre ai paletti piantati nel cuore, c’è molto di più. E tra poco tornerà anche per un revival.

Carrie Bradshaw, Samantha Jones, Miranda Hobbs e Charlotte York –

Sex and the City (1998 – 2004)

Sex and The City, l’amatissima serie tratta dalla raccolta di articoli di Candace Bushnell ha fatto decadere definitivamente il tabù del sesso, presentando quattro donne cosmopolite, in carriera, che vivono l’amore senza sensi di colpa né imposizioni. Chi con idee più conservatrici e un animo pudico (Charlotte), chi restando spesso vittima di abusi mentali (Carrie), chi con una certa freddezza congenita (Miranda). La figura femminile più “innovativa” della sit-com di HBO è sicuramente Samantha, perché con il suo atteggiamento libertino, carismatico e autoritario rompe tutti gli schemi tracciati in passato dalla tv, presentando qualcosa di completamente diverso: una donna che vive il sesso con serenità e non si fa giudicare da niente e da nessuno. Anche grazie all’influenza di Carrie, Miranda, Charlotte e Samantha, sono poi arrivate in tv serie come Girls, Gossip Girl o Pretty Little Liars.

Sydney Bristow – Alias (2001 – 2006)

Il ruolo che ha portato Jennifer Garner al successo è anche il più intenso della sua carriera da attrice. Se rileggiamo la descrizione di Mary Tyler Moore, scopriamo che non sono due personaggi poi tanto diversi: cambia solo l’epoca in cui sono stati creati, perché con Sydney Bristow c’è un’ulteriore conferma della libertà di scelta ormai acquisita dai personaggi femminili. Lei è un’altra “donna guerriera”, ma è anche la prima spia donna della tv e del cinema, a cui poi seguirà ad esempio Carrie Mathison (Claire Danes) in Homeland. Se in spy-movie come James Bond, Mike Hammer, e persino Austin Powers, la donna è più che altro una tentazione distruttiva e meschina, qui diventa una figura a tutto tondo, con un ruolo chiave e un carattere ambivalente, che fin dal primo episodio non cede neanche sotto tortura.

Peggy Olson – Mad Men (2007 – 2015)

Alla fine degli anni ’00, si sono iniziate a vedere in tv più serie incentrate su epoche passate, ma con personaggi femminili “aggiornati” ai giorni nostri. Ecco quindi che in Mad Men viene presentata una donna apparentemente ingenua e vulnerabile, che pur lasciandosi condizionare dalle convenzioni puritane degli anni ’60 e tendendo giudicare le altre donne dai vestiti, diventa una pioniera nel suo campo e rompe le barriere sociali una ad una, per poi raggiungere gli apici del successo lavorativo sempre circondata da uomini.

Daenerys Targaryen e Arya Stark – Il Trono di Spade (2011 – 2019)

Un altro caso di donne forti in un contesto storico e sociale diverso da quello attuale, è sicuramente Il Trono di Spade. Di personaggi femminili interessanti nella storia descritta da George R.R. Martin, ce ne sono a bizzeffe, ma basta prenderne in esame solo due per questo articolo. Partiamo da colei che è passata dall’essere una moglie sottomessa alla leader di un gruppo di selvaggi e comandante di un esercito di mille uomini, disposti a morire per difendere il suo onore e il suo credo. Prima di diventare la Madre dei Draghi, Daenerys riesce a farsi trattare con il rispetto che le si deve per poi invertire completamente un destino comune a tante donne come lei. Quasi allo stesso modo, ma con mezzi ed esperienze diverse, Arya Stark dimostra che il posto di una donna non è solamente al fianco di un uomo che la protegga, ma che lei stessa è capace di difendersi, pur essendo nessuno.

Claire Underwood – House of Cards (2013 – 2018)

Spietata, cinica, machiavellica, la Claire Underwood di House of Cards non è un modello femminista, né un personaggio da amare, ed è proprio questo che la rende eccezionale ed ispirante per altre storie, come quella di Dolores Abernathy (Evan Rachel Wood) in Westworld. È un personaggio imperscrutabile e interessante ai fini del semplice intrattenimento televisivo, cosa che rende evidente il fatto che non ci sia bisogno di definire alcun ruolo o posizione sociale. Non c’è bisogno neanche di trovare un motivo per riconoscersi in lei, anzi, speriamo che nessuno spettatore o spettatrice si immedesimi mai nelle sue azioni, che ben presto vedremo dove la porteranno, avendo ormai raggiunto lo studio ovale come prima Presidente donna.

June (Offred) e Emily (Ofglen) – The Handmaid’s Tale (2017 -)

Concludiamo con The Handmaid’s Tale, entrando nel distopico mondo di Gilead, dove le donne assumono dei ruoli molto diversi tra loro, tanto che nella maggior parte dei casi si provocano a vicenda dolorose punizioni, mentre gli uomini, pur cercando di sottometterle in tutti i modi, finiscono per diventare delle pedine. Nel periodo di massima ascesa del movimento #MeToo, la storia di Margaret Atwood ha avuto forse più risonanza di quella che le è stata riservata negli anni ’80, quando la pubblicò. Questa serie in particolare è importante per l’evoluzione dei personaggi femminili in tv, proprio perché non si tratta più di vedere le donne in ruoli solitamente riservati agli uomini o di riconoscerne la forza e la tenacia lavorative. Qui si affronta il tema della mancanza di supporto tra donne, oltre che la paura di ritrovarsi all’improvviso in un mondo regredito, dimentico di piccole rivoluzioni come quella qui riportata. “È solo intrattenimento o una tragica profezia politica?”, si è chiesta Margaret Atwood in un saggio pubblicato sul Guardian. “E se si trattasse di entrambe le cose?”. Speriamo di no. Intanto, per sicurezza, “Nolite te bastardes carborundorum” è diventato il motto di tantissime spettatrici.