I progenitori di I Segreti di Wind River: un viaggio nei thriller fra marginalità e condizioni estreme

Una strana coppia, uomo e donna, che indaga partendo da un’intesa rivedibile, fino a trovare un equilibrio necessario alla soluzione positiva dell’inchiesta. Non che sia sempre un mondo migliore, quello che il thriller al cinema ci regala, e nemmeno si ristabilisce sempre lo stesso equilibrio con cui la storia era iniziata. Più di ogni altro genere, il thriller, declinato spesso nel più cupo noir, propone un mondo e dei protagonisti lungo mille sfumature di un’ideale scala etica. Non c’è bianco e nero, chi indaga può non essere troppo diverso da chi commette un delitto. Il thriller esorcizza il lato oscuro nascosto dentro ognuno di noi, non esalta eroi, ma cerca di conoscere meglio uomini difettosi, in cui non è impossibile identificarci, o ritrovare quello che saremmo potuti diventare se solo avessimo scelto male in uno dei tanti bivi che la vita ci sottopone.

I segreti di Wind River è l’ultimo esempio delle potenzialità universali di un genere, tanto più capace di raccontarci e raccontare il mondo, tanto più si concentra su un microcosmo. In questo caso siamo in una riserva indiana del Wyoming, in uno degli angoli rurali d’America, durante un freddo inverno. Il nome del posto, che poi è quello del titolo del film, Wind River, ben rappresenta le condizioni estreme in cui ci troviamo. Esordio alla regia per Taylor Sheridan, eppure ideale conclusione di una sua trilogia sulla moderna frontiera americana, iniziata con due gioielli da lui scritti: Sicario e Hell or High Water.

La giovane recluta dell FBI Elizabeth Olsen e l’esperta guida tracker di un’agenzia federale, Jeremy Renner, sono nipoti ed eredi di tanti come loro, fra idealismo e scetticismo alle prese con un delitto che li ossessiona, con un’ambiente intorno che ne segna vite e umori.

Potremmo iniziare questo viaggio con la più celebrata novellina investigatrice, Clarice Starling, scelta per raccogliere aiuto su un indagine per identificare un serial killer direttamente da Hannibal Lecter, ex psichiatra e criminologo rinchiuso da molti anni in un manicomio criminale. Indagatore, questa volta della mente criminale, a diventare a sua volta sostenitore attivo del Male. Parliamo naturalmente de Il silenzio degli innocenti, in cui Jodie Foster, con i suoi tailleur impeccabili e un terrore che diventa conoscenza e addirittura rispetto reciproco, nel padre di tutti i thriller contemporanei con serial killer. Un film diretto nel 1991 dal compianto Jonathan Demme, tratto dal romanzo del 1988 di Thomas Harris. Per l’American Film Institute è uno dei cento migliori film di tutti i tempi.

Arrivando nel pieno degli anni ’90, il cinema ha adattato l’immaginario di uno dei grandi autori di thriller degli ultimi decenni, Jeffrey Deaver, i cui romanzi contengono spesso raccapriccianti dettagli, rituali brutali e una messa in scena da parte del (serial) killer che prevede volentieri arti mozzati, ritrovamenti solo parziali di cadaveri. Il collezionista d’ossa è il film, che presenta agli spettatori uno dei personaggi più amati dai lettori, il criminologo tetraplegico Lincoln Rhyme, vittima di un incidente molto grave accaduto durante l’esame di una scena del delitto. Siamo a New York nel 1999, e c’è una giovane e brillante agente, Angelina Jolie, che colpisce Rhyme e lo porta a sceglierla come suoi occhi e braccia per aiutarlo a fermare una serie di omicidi. Denzel Washington è il carismatico protagonista, mai più tornato al cinema, secondo alcuni per una fine poco efficace, e molto diversa rispetto al libro.

Se vogliamo passare a condizioni climatiche diverse, a quella neve così cinematografica e adatta a declinare umori e paure, possiamo restare nella seconda metà degli anni ’90, attraversare l’Oceano e arrivare in Europa, per l’esattezza in Danimarca. Non è un’investigatrice professionista, ma se la cava molto meglio di loro; è una giovane dinamica nata in Groenlandia, ma residente a Copenhagen. Quando muore il suo amico e vicino, un bambino di 6 anni, riesce a mettersi nei panni di quel giovanissimo compagno di giochi: Il senso di Smilla per la neve è legato ancestralmente alle sue radici del grande freddo del Nord. Ancora si tratta di una vicenda racconta prima in un romanzo, di Peter Hoeg, adattato poi dal mestierante scandinavo Bille August. Lo sguardo limpido è quello di una giovane e splendida Julia Ormond.

Restiamo nelle grandi piacere innevate, questa volta di Fargo, Minnesota (1998), per un film diverso dagli altri, per ironia e caratterizzazione di ogni ruolo, anche quelli di contorno, ma che presenta sempre un clima che segna gli eventi e una donna che indaga. Certo, è originale la Marge Gunderson capo della polizia locale al settimo mese di gravidanza, interpretata da Frances McDormand. Altrettanto sopra le righe i criminali da strapazzo coinvolti in un rapimento, messo in scena da un venditore di macchine per rientrare da una situazione finanziaria molto complessa. Rimangono i volti degli interpreti, da Peter Stormare a William H. Macy, passando per Steve Buscemi e John Carroll Lynch. 

Quell’amore per la cura di ogni volto che accomuna il nostro excursus nel mondo del thriller a una serie che ha smosso le acque un po’ ristagnanti degli ultimi tempi: True Detective.

Anche qui l’ambientazione è cruciale: nella prima stagione le paludi malsane e pregne di caldo umido della Louisiana, nella seconda, meno riuscita e applaudita, le strade ben più conosciute di Los Angeles e della California. In attesa di una terza parte, che ancora una volta rinnoverà interpreti e storia, dobbiamo dare il merito a Nic Pizzolato, creatore e sceneggiatore, di aver rimesso al centro il fattore umano, i personaggi, le loro imperfezioni e debolezze, lasciando in secondo piano la storia e l’indagine stessa.

Una lezione molto chiara a Sheridan per I segreti di Wind River che, con pochi dialoghi e pochi personaggi, ma tratteggiati con straordinario seppur laconico acume, rende mirabile la storia di una marginalità come tante alla periferia dell’Impero americano. Un’altra storia di una frontiera che continua a dividere gli Stati Uniti fra vincitori e sconfitti, prede e anime perse in fuga. 

L’appuntamento è al cinema dal 5 aprile con I segreti di Wind River, insieme a Jeremy Renner ed Elizabeth Olsen.