Il Bologna contro le barriere Ecco scuola calcio per disabili

‘); }

Il Bologna abbatte le barriere della disabilità. Il club rossoblù ha infatti adottato la scuola calcio EDU In-Forma(Zione), dedicata a bambini e bambine, ragazzi e ragazze con disabilità. Una vera e propria partnership, che prevede un rapporto diretto e anche un interscambio. Il Bologna fornirà il materiale ufficiale del club, gli allenatori del settore giovanile collaboreranno con gli istruttori della scuola calcio e ci saranno anche momenti di integrazione fra i ragazzi delle due realtà. Il programma si chiama “BFC Senza Barrier” e verrà presentato anche allo Stadio Dall’Ara domenica prima della partita contro il Verona, quando i ragazzi svolgeranno un piccolo allenamento sul campo. Le attività si svolgono al centro sportivo Casatorre di Castel San Pietro, pochi chilometri fuori Bologna dove è nata la scuola calcio EDU, e al centro sportivo Barca in città. Nei piani c’è però anche qualche allenamento a Casteldebole, al centro tecnico del Bologna Calcio. “Per noi è un grande orgoglio partire con questa iniziativa che permette ai ragazzi con disabilità di entrare nel mondo Bologna – spiega il club manager Marco Di Vaio -. Vogliamo diventare un punto di riferimento per tutte le famiglie”.

Marco Di Vaio Club manager del Bologna, Giovanni Grassi EDU In-Forma(Zione) e Renzo Cerè del Bologna.

Marco Di Vaio Club manager del Bologna, Giovanni Grassi EDU In-Forma(Zione) e Renzo Cerè del Bologna.

INCLUSIONE — Il promotore dell’iniziativa è Giovanni Grassi, presidente di EDU e del gruppo provinciale dell’associazione allenatori (la scuola calcio è la prima in Italia nata sotto il patrocinio di A.I.A.C.). “All’inizio eravamo timorosi, ma poi abbiamo iniziato a studiare cosa significa rapportarsi con persone con varie disabilità e abbiamo rotto il ghiaccio in campo – dice Grassi -. A Castel San Pietro abbiamo 15 ragazzi, nel 2017 abbiamo aperto una seconda scuola calcio a Bologna con altri 15. L’obiettivo è aprirne una terza a Imola. La forza del progetto è l’inclusione”. Non ci sono limiti di età, si parla di scuola calcio ma allenamenti e attività sono aperti a tutti. “Abbiamo un bimbo autistico di 4 anni a Castel San Pietro e un ragazzo down di 27-28 anni a Bologna – sottolinea Grassi -. L’obiettivo è farli allenare insieme, sul campo con esercitazioni e partitelle tradizionali. Alcuni, ad esempio fra le persone autistiche, non riescono a inserirsi in gruppo, ma stanno ugualmente in campo con un istruttore che lavora individualmente con loro”.


 Luca Aquino 

© riproduzione riservata