Il Mistero di Donald C. e altri recenti esempi cinematografici di eroiche derive e navigazioni

Il mistero di Donald C. di James Marsh arriva nelle nostre sale dal 5 aprile. La storia vera di Donald Crowhurst, portata sullo schermo da Colin Firth, è solo l’ultimo dei racconti che vedono un viaggio o una deriva in mare come metafora di una sfida: per migliorare se stessi, come nel caso di Crowhurst, per riassestare la propria visione del mondo o semplicemente per sopravvivere. Gli ultimi anni hanno visto alcuni film occuparsi della tematica, ve ne segnaliamo alcuni tra i più noti.

All Is Lost (2013) è stata una grande prova di Robert Redford: dopo una collisione inaspettata, uno skipper di una certa età si trova a dover sopravvivere in mare aperto, con la sua barca in condizioni via via più precarie. Elaborata anche la regia di J. C. Chandor, che costruisce la tensione con un solo personaggio e un ricorso quasi azzerato ai dialoghi.

In solitario (2013) è la storia di una regata-sfida, non del tutto dissimile dal Mistero di Donald C., ma con un più forte discorso sociale a reggere il racconto. Yann (il François Cluzet di Quasi amici) partecipa con gioia e motivazione alla Vendée Globe. Dovrebbe però condurre la barca da solo, eppure si trova nascosto nel natante un piccolo clandestino…

Il giovane protagonista di Vita di Pi (2012), meritato premio Oscar alla regia per Ang Lee, è invece la storia di una lotta per la sopravvivenza, con venature fantastiche e metaforiche: il giovane Pi Patel sopravvive a un naufragio, ma sulla scialuppa sulla quale è costretto a vivere c’è anche una tigre del Bengala.

Unbroken (2014), una delle prove registiche di Angelina Jolie, è la declinazione cinematografica di una storia vera. Si racconta infatti dei 47 giorni trascorsi dal campione olimpionico Louis Zamperini su una zattera durante la II Guerrra Mondiale, insieme ad altri due commilitoni. Si trovavano lì dopo un tragico incidente aereo, ma erano in acque giapponesi…