Indiana Jones 5 ufficialmente rimandato al 2021, Maleficent 2 arriva nel 2020 e The Rock imita Indy

Da qualche giorno sapevamo che, stando ad alcune voci, Jonathan Kasdan aveva raccolto da David Koepp la sceneggiatura di Indiana Jones 5, portando il film a essere rimandato di un anno. Adesso è tutto ufficiale: la Disney ha diramato un comunicato stampa nel quale elenca varie nuove date di uscita e Indiana Jones 5 è collocato nel luglio del 2021. Ci vogliamo credere solo perché viene ribadito il coinvolgimento di Harrison Ford e Steven Spielberg e perché romanticamente cadranno i 40 anni da I predatori dell’arca perduta. Contestualmente alla ferale comunicazione, abbiamo saputo che Maleficent 2 giungerà nel maggio del 2020, Il ritorno di Mary Poppins è stato spostato al dicembre del 2019 e che un non precisato film Marvel è programmato per il febbraio del 2021, anticipato da luglio per far verosimilmente posto a Indy.

E’ la seconda volta che il quinto Indiana Jones viene rimandato: fu annunciato nel marzo del 2016 per un’uscita nel luglio del 2019, poi l’anno scorso è stato rimandato al luglio del 2020. Adesso slitta ancora al 2021. Questo secondo slittamento è ancora più sospetto, perché appena qualche mese fa Spielberg era sicuro di poter cominciare a girare nella primavera del 2019 per rispettare l’uscita del 2020. Cosa non andava nel copione di Koepp? Problemi nella sceneggiatura in sè o sempiterna confusione sulla gestione del marchio?

Qualcuno sostiene che, con Harrison Ford che compie a luglio 76 anni, questo film sia diventato per la Disney un “Comma 22“: realizzi un reboot senza Harrison, i fan lo rifiutano; realizzi un film con Harrison e non è più credibile. Se lo capiscono anche i sassi, a maggior ragione lo capisce una major che deve investire nel progetto un centinaio di milioni di dollari. In più, la magia nostalgica di Harrison che aveva retto con efficacia Star Wars Il risveglio della Forza, nulla ha potuto per Blade Runner 2049, uno dei capitomboli economici più amari di Hollywood nell’ultimo anno. Se a questo aggiungiamo che Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo è piaciuto a pochissimi e che Ready Player One, ultimo blockbuster di Spielberg, si è salvato in corner dal rosso con gli incassi cinesi, la riuscita automatica del quinto Indy non è scontata. Probabile sì, scontata non più.

Soprattutto, alla Disney e a qualsiasi altra major non interessa ormai ragionare in termini di uscite singole, ma di franchise da portare avanti per più film. Quattro anni fa ipotizzammo che in un quinto Indy si sarebbe potuto introdurre un giovane dr. Jones interpretato in flashback da un altro attore in parallelo con Ford nel presente. Continuiamo a non vedere altro modo per uscire dal citato comma 22 (a parte quello di seppellire definitivamente il franchise di Indiana Jones, però se la Disney ha comprato anche la quota che spettava alla Paramount non lo farà mai). L’ipotesi sembra corroborata dalla somma nonchalance con la quale si continua a rimandare un progetto di stampo avventuroso con un attore prossimo agli ottanta. Inoltre, si vocifera in rete che il compenso di Ford per questo quinto atto si aggirerebbe intorno alla decina di milioni di dollari: meno della metà di quanto chiese per tornare negli stivali di Solo. Mezzo compenso per… mezzo film? Chissà.

Al di là di ogni considerazione razionale, siamo stanchi. Ogni appassionato dell’immaginario di George Lucas dovrebbe ormai aver realizzato che nel corso dei decenni Indiana Jones è sempre stato trattato come il fratello scemo di Star Wars. Il mondo di Indiana è narrativamente fermo dalla fine degli anni Novanta, se si esclude la goffaggine del Teschio di Cristallo. Fino all’inizio del nuovo millennio avevamo apprezzato tre film, romanzi, fumetti, l’avventura grafica Indiana Jones and the Fate of Atlantis (1992) riconosciuta da tutti come canone. Persino la serie tv Le avventure del giovane Indiana Jones (1993-1996), pur azzardata nel suo approccio edutainment, aveva sperimentato sul marchio. Dopo il bel gioco simil-Tomb Raider di Indiana Jones e la macchina infernale (1999), il nulla. Merchandising stanco, un quarto film scritto e riscritto mille volte senza che nessuno a parte Harrison avesse davvero voglia di farlo, due altri videogiochi di qualità decrescente che rimasticavano luoghi comuni della serie senza idee nuove. Okay, Ford è vecchio, ma parliamoci chiaro: non è l’unico limite, è evidente.

La formula funziona tanto che nello stesso comunicato stampa ci viene descritto Jungle Cruise con Dwayne Johnson, in uscita nell’ottobre del 2019, basato su una giostra di Disneyland. Un capitano di una barca accompagna una donna e suo fratello alla ricerca di un albero curativo, tra mille pericoli e con i Tedeschi alle calcagna. Sfrontata sadica ironia. The Rock è il nuovo Indy? E in un panorama di sfruttamento dei marchi, con Star Wars che rischia di inflazionarsi (il flop di Solo è un cattivo segnale), Mary Poppins che ritorna, Indy 5 rimandato due volte per far posto prima al remake di Il re leone e poi a Maleficent 2… davvero è così difficile trovare un modo per ridare spazio a un marchio spiritoso e divertente? Se non un film, un videogioco degno che dimostri quanto Uncharted campi di rendita su Indiana? O una serie tv moderna e non educativa, scanzonata, magari su Netflix? Il personaggio non deve dimostrare di poter vivere al di là di Ford: come ogni fan un minimo multimediale sa, lo ha già fatto. Potrà farlo anche al cinema, però bisogna crederci. E’ questo il problema, che si trascina da molto prima che la Disney comprasse la Lucasfilm.