Inter, che rivoluzione Spalletti cambia sempre

Luciano Spalletti, 59 anni, sorride con Radja Nainggolan, 30 anni, durante il servizio fotografico ufficiale dell’Inter ad Appiano Getty

Luciano Spalletti, 59 anni, sorride con Radja Nainggolan, 30 anni, durante il servizio fotografico ufficiale dell’Inter ad Appiano Getty

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Dieci partite, dieci Inter diverse. Eccola la rivoluzione spallettiana 2018-19. Perché una cosa è parlare o lamentarsi, cercando talvolta scuse o alibi. Altra è dimostrare con i fatti il perché di alcune richieste. E magari di vecchi momenti no. Luciano Spalletti voleva una rosa più ampia rispetto alla scorsa stagione per far fronte all’aumento degli impegni e per migliorare la qualità e l’esperienza delle alternative. E dopo essere stato accontentato in sede di campagna acquisti (“La società è stata bravissima in estate, ora sta a me trovare il modo di far giocare tutti” aveva detto il tecnico alla viglia dell’ultima sfida contro la Spal) ha reso il turnover un’arma importantissima per avere sempre un’Inter vincente. Occhio però a parlare di turnover davanti a Spalletti, una parola che proprio “garba poco”, visto che nella testa dell’allenatore «sono tutti titolari».

nuovo corso — E analizzando le prime otto giornate di Serie A e le due sfide di Champions il concetto acquista maggior valore: esclusi i portieri Padelli e Berni, soltanto Ranocchia e Joao Mario fin qui non hanno visto il campo. Mentre oltre ad Handanovic (sempre presente da titolare) soltanto Politano e Perisic hanno giocato almeno uno spezzone di partita in queste prime dieci uscite, dove anche giocatori che sembravano inizialmente fuori dal progetto come Candreva e Borja Valero sono riusciti a dare un contributo prezioso e a trovare sempre più spazio. D’accordo, come in ogni squadra c’è sempre qualcuno a cui è difficile rinunciare come ad esempio possono essere Skriniar, Brozovic, Nainggolan o Icardi, probabilmente gli unici veri insostituibili della nuova Inter. Eppure la squadra ha saputo trovare la quadra anche senza il capitano, sostituito dal primo minuto due volte da Keita e una da Lautaro. E al netto delle difficoltà delle prime partite, oggi l’Inter sembra aver trovato la quadra giusta e soprattutto aver perso la dipendenza da Icardi: i 10 marcatori diversi fin qui (lo scorso anno erano stati 12 a fine stagione) danno la misura giusta dell’affidabilità della rosa e della sua competitività. Certo, se poi come a Ferrara l’Inter vince 2-1 con una doppietta di Maurito, Spalletti festeggia lo stesso.


 Vincenzo D’Angelo 

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