Io sono Tempesta: Daniele Luchetti torna al cinema con un personaggio sospeso tra Berlusconi e il Don Giovanni di Mozart

Tempesta, nel titolo del nuovo film di Daniele Luchetti, non è un sostantivo, ma un cognome.

Si chiama proprio così, Numa Tempesta, il personaggio interpretato da Marco Giallini in Io sono Tempesta: un ricchissimo imprenditore truffaldino che, per via di una vecchia e sottovalutata condanna per frode fiscale, finisce ai servizi sociali, incrociando così la sua strada con quella dei poveri che frequentano il centro di prima accoglienza cui viene destinato. Su tutti, con un giovane molto spiantato ma sufficientemente spregiudicato che ha il volto di Elio Germano.

Ricchissimo imprenditore + condanna ai servizi sociali: non serve seguire ossessivamente le cronache per farsi venire in mente Silvio Berlusconi. “Sì, siamo partiti da lì,” ammette Luchetti. “Me lo aveva suggerito Giulia Calenda, sceneggiatrice del film, quando io ero alla ricerca di un’idea per una commedia, e sul momento mi era parsa ottima. Poi, lavorandoci, ci siamo resi conto che di quella storia in sé non ci interessava molto, che il materiale era prevedibile, che avremmo dovuto prendere una posizione politica che non ci interessava prendere. E allora abbiamo deciso di fare di Tempesta la concentrazione di tanti vizi del capitalismo italiano, di metterci dentro le nostre esperienze personali con personaggi simili.”

I nomi che emergono, fatti dallo sceneggiatore Sandro Petraglia, sono quelli di Ricucci, di Briatore, “e di tanti altri noti e meno noti, che nel corso degli anni ci hanno regalato uscite meravigliose, spunto per molte nostre battute.”

Luchetti, però, aveva ben chiaro anche un altro punto: il suo Tempesta doveva essere un tipo simpatico. Perché, spiega il regista, “i più grandi figli di puttana della storia di questo paese sono anche simpatici.

A fare da contraltare a questo furbetto del quartierino quintessenziale, Bruno, il povero diavolo interpretato da Elio Germano: uno che ha perso tutto, moglie compresa, e che dorme per strada assieme al figlio Nicola, che ha più sale in zucca del padre.
Bruno potrebbe Claudio, il personaggio di Elio in La nostra vita, andato in rovina,” dice Luchetti. “Di certo è uno che nonostante tutto pensa sinceramente di non avere problemi, che i problemi delle persone non esistano più, e di essere davvero fatto della stessa pasta di Numa. È una caratteristica del nostro tempo,” prosegue. “Noi speravamo nell’avvento del socialismo: poi gli -ismi sono caduti e sono rimasti solo i social, dove basta fare un selfie davanti a un tramonto per far credere che siamo tutti uguali, tutti di essere sullo stesso piano. Per questo, secondo me, molti vorrebbero per la flat tax, che dal punto di vista delle classi più povere è una follia: perché è la logica prosecuzione dell’illusione frutto del social.”

Assieme a Bruno, Numa Tempesta conosce tutta una banda di poveri che Luchetti ha prima scritto a partire dalle ricerche fatte da lui e dai suoi collaboratori nei centri di accoglienza di tutta Italia, e poi assemblato scritturando molti attori non professionisti, che “costringono i professionisti a salire al loro livello di immediatezza e spontaneità,” dice.

Per il regista, Io sono Tempesta è “frutto delle suggestione del cinema che amiamo e che abbiamo scopiazzato, e dall’osservazione della realtà, sia quella dei ricchissimi che quella dei molto poveri. La borghesia, di solito al centro del cinema italiano, qui non c’è. E volevamo parlare di un problema sociale, quello della povertà e della forbice sociale, con un tono diverso dal solito, da quello drammatico dei registi borghesi che si calano nelle borgate. Quello che cercavamo noi,” dice, “era uno sguardo paritario con tutti i personaggi, non per farne strumento di dichiarazione politica ma per divertirci come nella commedia all’italiana. E quello che non volevamo era il realismo.”

Il risultato, sottolinea il critico Mario Sesti, che ha moderato l’incontro di Luchetti e del cast con la stampa, è quello di “un’opera buffa che pare scritta da Zavattini e diretta da Monicelli, o forse il contrario. Un film che è favola e parabola, ma che contiene anche tanta amarezza e un po’ di cattiveria.”

Di certo, Io sono Tempesta non vuole essere un racconto morale: “Non offriamo soluzioni, né una morale. Forse perché oggi la morale non esiste più,” afferma Luchetti. “Alla fine, Numa è uno che non si pente mai, come il Don Giovanni di Mozart che per me è stato un punto di partenza importante nella costruzione del personaggio; e Bruno e gli altri diventano figli di puttana più di lui. Questo film è una foto di quello che sta succedendo oggi, popolata da personaggi che amiamo, che non giudichiamo, cui non ci sentiamo affatto superiori.”