Jasmine Trinca al Festival di Lecce: “A Cannes vado per Time’s Up”

Andrà a Cannes Jasmine Trinca, dove, poco più che ragazzina, aveva accompagnato il film vincitore della Palma d’Oro La stanza del figlio e dove, nel 2003, aveva “scortato” La meglio gioventù. Tornerà al “Festival des festivals” l’attrice italiana e, oltre a ripensare al premio vinto durante la scorsa edizione, presenterà Euphoria, lasciando la scena ai protagonisti Valerio Mastandrea e Riccardo Scamarcio e festeggiando la sua seconda collaborazione con Valeria Golino.

E’ un’attrice che è cresciuta pian piano Jasmine Trinca e pian piano ha cominciato a credere in se stessa e nel proprio talento, e magari ha preso veramente fiducia quando Nanni Moretti l’ha richiamata per Il Caimano, o quando Michele Placido l’ha voluta prima in Romanzo Criminale e poi ne Il grande sogno. Ha lavorato perfino a Hollywood la mamma un po’ sconclusionata di Slam – Tutto per una ragazza, e si è lasciata amare da Sean Penn nell’action The Gunman. Uno step importante – e un film che l’ha portata a esplorare zone sconosciute – è stato per lei Miele, in cui si è accostata a un femminile nervoso invece che morbido, poi è arrivato Sergio Castellitto con Nessuno si salva da solo e soprattutto Fortunata, con un personaggio di mamma Roma che l’ha portata fino al David di Donatello 2018. Quel personaggio Jasmine se l’è portato dietro a lungo, restando bionda, bionda e solare.

Solare lo è ancora, e radiosa, ma al Festival del Cinema Europeo di Lecce si presenta con i capelli castani e, incontrando la stampa, parla soprattutto del festival francese, che accanto al film di Valeria Golino ospiterà un’altra regista, Alice Rohrwacher con Lazzaro Felice

Due registe italiane a Cannes

Sono molto convinta e attiva sulla questione della giusta rappresentanza di genere nel cinema, perché il cinema ci propone un immaginario, e una più equa ripartizione di genere vuol dire un mondo rappresentato in maniera più complessa. Non so se la scelta di ospitare due donne registe a Cannes sia una conferma di questa mutata situazione, probabilmente in parte lo è ed è bello, come è stato bello vedere Laura Bispuri a Berlino. Sono felice che all’estero venga riconosciuto il talento di una regista italiana e che siano scelte registe giovani. Non possiamo avere sempre il cinema dei grandi maestri, non possiamo considerare il cinema italiano solamente un’eredità. Cannes è un ottimo segnale, e il fatto che Valeria Golino sia stata nuovamente accolta nella sezione Un Certain Regard mi rende felicissima, lei quel famoso “certo sguardo” ce l’ ha, è uno sguardo diverso, “sperimentale”, il cinema di Valeria è una visione, una visione sorprendente, lo si capisce anche dalle sue foto, dai suoi scarabocchi. E’ importante poi che Alice Rohrwacher abbia fatto tre film, e che due siano stati invitati a Cannes.

Euphoria

Euphoria ancora non l’ho visto, ma mi hanno detto che è bellissimo. La cosa che mi colpiva, mentre lo giravamo, era che Valeria non si sentiva affatto sicura di sé. Comunque io faccio solo una piccola apparizione nel film, per me era una “questione di cuore”, perché Miele è stato un’esperienza importantissima.

Fare la regista

Non ho mai veramente pensato a una regia perché non credo di essere in grado di dirigere un film, anche se chiedo spesso ai miei amici registi: “Secondo te cos’è che si vede quando fai un film? Si vede la persona che sei? Ecco, questa è la cosa che mi interessa di più: lo sguardo del regista. Se un giorno riuscirò a mettere da parte il mio grande timore e la mia attitudine autogiudicante, forse proverò a guardare e fotografare qualcosa con i miei occhi. In questo momento sono in una fase molto particolare del mio lavoro. A un certo punto, qualche anno fa, il mestiere di attrice ha cominciato a essere davvero divertente per me. Col tempo, però, è diventato talmente tanto un atto di totale affidamento al regista e di generosità da risultare faticoso. Per questo non escludo che in futuro potrebbe esserci per me qualcosa che abbia a che fare con la scrittura e la visione personale.

Un bilancio

Il bilancio di questi 17 anni è incredibile, voglio continuare a mettermi  in discussione, penso che questa sia una peculiarità di molti attori, e se si perde, è un vero peccato. Se nella vita si è troppo sicuri di sé, non si va da nessuna parte, questo me l’ha insegnato l’analisi. Il bilancio è dunque positivo, non tanto per i risultati, quanto per gli incontri. Sono sempre stata un’appassionata dei miei insegnanti, dal maestro delle elementari ai professori di liceo. Anche i registi sono stati per me degli insegnanti.

Scelte lavorative

Per un attore avere un ruolo bello polposo e complesso è un vantaggio rispetto a un ruolo non ben caratterizzato. Da persona che ha avuto fortuna nel lavoro, ho sempre pensato fosse giusto fare delle scelte oculate, perché il nostro compito è quello di restituire un immaginario. Comunque a me piace l’intrattenimento, sono una grade spettatrice cinematografica, amo il divertimento, l’ironia, credo che noi attori non dovremmo mai perderla, e non dovremmo mai perdere il contatto col pubblico. Come attrice per me è importante rappresentare un femminile complesso e differente, un femminile “significativo”, in altre parole donne che non sono apposizioni di qualcun altro. E’ questo che voglio fare: continuare a restituire una certa idea di femminilità.

Attori ed etichette

Rispetto agli attori in Italia si commette un errore di fondo. L’attore che per definizione dovrebbe essere poliedrico perché è una maschera, una creatura che si trasforma, nel nostro paese tende invece a essere imprigionato in categorie. Per Fortunata, per esempio, non sono stata io la prima attrice scelta per il ruolo, volevano un altro tipo di fisicità. Mi stupisce non essere mai presa in considerazione per le commedie, perché nella vita io sono molto buffa, scomposta, ma questo mio aspetto non è stato indagato. Eppure “da piccola” avevo fatto Manuale d’amore. Per fortuna recentemente mi è stata offerta una parte nella commedia british Slam – Tutto per una ragazza. Su quel set mi sono divertita come una pazza. In generale è un problema di visibilità, spesso nella vita si viene etichettati  e “assegnati” con molta poca curiosità.

Cannes e Time’s Up

Noi di Dissenso comune non siamo solo attrici. All’inizio eravamo lavoratrici del cinema, poi hanno firmato anche altre persone: insegnanti, uomini. Dopo l’incontro al Quirinale in cui abbiamo consegnato la lettera a Mattarella con una serie di proposte concrete che si rifanno quelle a Time’s Up e al movimento francese che vorrebbe il 50 e il 50 di uguaglianza di genere nei luoghi di lavoro entro il 2020, ciò a cui puntiamo è una forma di assemblea molto allargata. A Cannes ci ritroveremo con le americane e le francesi a una specie di tavolo, io al Festival vado soprattutto per questo incontro, per creare una federazione che faccia proposte comuni come la creazione di un codice etico, la pulizia sui posti di lavoro e i provini a porte aperte. In Italia la battaglia non è semplice, è complicato, per esempio, creare un fondo per aiutare le ragazze in difficoltà, ma ci stiamo lavorando, a Cannes faremo il punto della situazione.

Il produttore americano

C’è un produttore americano che mi scrive ogni sera per propormi di fare un film a Parigi per offrirmi un film con Stanley Tucci e Kristin Scott Thomas.  Per ora non c’è nulla di concreto, ma chissà in futuro…