Johnny English colpisce ancora: recensione del terzo film della saga con Rowan Atkinson

Una trilogia compiuta era il minimo che si potesse chiedere a uno degli agenti più stupidi della storia del cinema. Johnny English colpisce ancora, dunque, e lo fa con il suo stile magnificamente maldestro già esibito nel 2011 in Johnny English la rinascita e ancor prima nel 2003 con il film d’esordio. È rassicurante vedere come in questo terzo capitolo Rowan Atkinson non perda lo smalto, allungando la vita dell’altro suo personaggio più riuscito, dopo Mr. Bean. L’attore adatta quella goffa fisicità che ben conosciamo come se fosse un perno su cui far ruotare le altre sfumature di Johnny English, tra occhi languidi, battute affilate e balbettii inconsulti. I cliché dell’agente segreto sicuro di sé, seduttore e infallibile sono i solidi appigli della parodia di Atkinson che li prende e li rovescia da capo a piedi.

Ciò che rimane intatto è quindi il talento di Rowan Atkinson nel dare vita a questo inetto spione da lui interpretato su un doppio registro comico, quello buffonesco che ne cavalca la stupidità intrinseca e quello serioso che suscita ilarità a contrasto. Il film invece soffre leggermente sul piano della sorpresa. Restando fedele al proprio impianto da parodia in senso classico, non è difficile anticipare l’esito di alcune situazioni comiche. L’effetto “già visto”, non preclude il piacere della visione, ma invece di strappare una risata si limita scucire un sorriso. 

Il mondo attuale fatto di smartphone, app e password al quale English contrappone i metodi della vecchia scuola, è il tema di fondo della commedia. La lotta che si innesca tra analogico contro digitale è fonte di ispirazione per le scene più divententi, in parte pescate dalla realtà in cui gli over 60 e la tecnologia fanno a cazzotti, in parte portate all’estremo per ottenere effetti surreali, come la sequenza in virtual reality. Johnny English colpisce ancora è forse il meno coinvolgente della saga, ma non per questo meno gradevole, anche grazie alle presenze femminili di Olga Kurylenko e Emma Thompson, perfettamente in sintonia con il mood del film.