Juve-CR7, vecchio feeling Vicino nel 2002, ma Salas…


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Sì, è un déjà-vu: tutto è già successo in questi luoghi. C’è stato il flirt, l’innamoramento, il primo bacio, ma pure l’irruzione gelida della realtà un attimo prima delle nozze. La Signora ha sempre fatto gli occhi dolci al belloccio di Madeira, che ha ricambiato senza mai averne vergogna. Mica da ieri: sedici anni fa ci è mancato poco perché il giovanissimo Cristiano Ronaldo non facesse le valigie per trasferirsi nella dimora della Juve. Una trattativa c’era, anzi era chiusa, sigillata: il ragazzo stava già pensando alla casa torinese, poi a Marcelo Salas andò di traverso lo Sporting e tutto saltò per aria. Una vita dopo, ad aprile 2018, l’Allianz si è spellato le mani dopo essere stato rovesciato da CR7. Era un applauso tendente all’estasi, un misto di ammirazione e rimpianto: il popolo bianconero era in piedi perché sotto gli occhi prendeva forma ciò che poteva essere e non è stato. Almeno fino a oggi.

La folgorazioneCorreva l’anno 2002, ottobre secondo i ricordi di Gianni Di Marzio, allora responsabile dell’area estero per la Juve. L’ex tecnico andò a Lisbona per vedere Quaresma, che sarebbe poi diventato trivela nerazzurra, ma rimase folgorato da un’ala 17enne. Aveva la faccia scanzonata e qualche brufolo nascosto tra i riccioli: niente di più distante dal superuomo costruito nel tempo. Eppure Cristiano era già un’iradiddio, come fece intravedere in quello Sporting-Belenenses. Di Marzio aveva scoperto Maradona, sapeva riconoscere il talento in mezzo a mille, figurarsi quando brillava così forte di fronte ai suoi occhi. In tribuna c’era una signora che, ad ogni tocco di Cristiano, urlava come fosse una cheerleader: era mamma Maria Dolores, la donna più importante nella vita del campione, a cui l’osservatore spedito da Moggi consegnò il bigliettino da visita. Prima, però, una necessaria chiamata alla Juventus per descrivere quella pepita d’oro scoperta in Portogallo. “Formidabile tecnicamente, imprevedibile. Una rivelazione da bloccare subito per un eventuale investimento”, si legge ancora nel rapporto lasciato in società. La leggenda narra che la sera stessa Di Marzio fosse davanti alla madre per convincerla a trasferirsi in Italia. Alla fine, Ronaldo si presentò davvero a Torino per fare le visite mediche, le superò, ma l’ultima palla non andò in buca prima della firma. La condizione affinché tutto potesse andare in porto era che Marcelo Salas, Matador ormai spuntato e ai margini di quella Juve, accettasse di trasferirsi allo Sporting. L’offerta era di 2,5 più il cileno, Moggi arrivò anche ad aggiungere altri milioni (cinque), ma fu proprio Salas a impuntarsi: niente trasferimento a Lisbona. Il resto è storia: Cristiano Ronaldo rimase momentaneamente in Portogallo dopo aver scoperto il fascino della Signora, poi nel 2003 andò a bottega da Alex Ferguson, allo United, per 12,24 milioni di sterline. Marcelo Salas, dopo il Gran Rifiuto, si trasferì invece al River Plate: ci rimase fino al 2005 quando si affacciava in squadra tale Gonzalo, figlio del «Pipa» Higuain. Quello che oggi, in un incredibile sliding doors del talento, può fare posto a Ronaldo, di nuovo sulla via di Torino.


tutti in piedi Recentemente CR7 ha ricordato l’episodio. È un pensiero dolce piantato nella memoria: “Ricordo che nel 2002 si parlava anche di Juve ed ero felice perché era un club straordinario, ma lo United mi diede le migliori condizioni”. Ne parlava a dicembre 2017 e all’epoca aveva già scatenato più volte la sua furia sulla povera Madama. In cinque partite sette gol segnati, due nella sola finale di Cardiff: nell’incubo Champions dei bianconeri Ronaldo è diventato uno degli spettri più spaventosi. Non era ancora arrivata, però, la doppia sfida da tregenda nei Quarti di questa edizione. E l’incanto del 3 aprile allo Stadium: quella notte a Torino Ronaldo ha fatto, come quasi sempre, doppietta. Lui stesso ha eletto il secondo gol in mitologica rovesciata come il più bello della carriera. Si è arrampicato in rovesciata oltre le nuvole e tutto attorno la gente si è alzata spontaneamente: ecco un applauso al nemico, evento che raramente avviene in questo gioco. Cristiano, che dai rivali in campo aveva sempre e solo raccolto insulti e fischi, non era preparato a quel colpo al cuore. Per questo ha ringraziato il pubblico dello Stadium o con un inchino in diretta e con altre parole dopo il match: «È stato un momento incredibile. Devo ringraziare molto tutti i sostenitori della Juventus. Quello che hanno fatto per me è stato incredibile. Sono così felice, finora nella mia carriera non mi era mai successo”. E pazienza se una settimana dopo ha segnato il rigore post-espulsione di Buffon: nella corrida del Bernabeu, tra cuori come bidoni di spazzatura e arbitri avventati, Cristiano è stato davvero insensibile. Un robot spietato dal dischetto, ecco l’ultima immagine nel romanzo di questi anni. Dal 2002 è un lungo inseguirsi e sfiorarsi ma stavolta, forse, la realtà può essere meno gelida e regalare un finale diverso.

 Filippo Conticello 

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