“Kolarov, faccia da cinema Schick comparsa costosa”

Un uomo rovinato da affari andati male e costretto a vivere in un centro di assistenza. Un supermiliardario, uomo insopportabile, cinico e cattivo. Un incontro, quello tra Bruno il senzatetto (Elio Germano) e Numa Tempesta (Marco Giallini) da cui nasce il film “Io sono Tempesta”, pellicola per la regia di Daniele Luchetti, al cinema dal 12 aprile. Una mattinata in Gazzetta per i protagonisti di questa produzione firmata Cattleya (con Rai Cinema), un’occasione per parlare di sport e di cinema.
Daniele Luchetti, come è nata l’idea di scegliere Giallini per il ruolo di Tempesta?

‘); }

“Sin dal principio volevo creare un contrasto tra l’attore più simpatico attualmente in Italia, Marco, e un personaggio detestabile come Tempesta: l’effetto, a mio avviso, è notevole”.


Marco Giallini, che sensazioni ha avuto lei sul set e, in seguito, rivedendo il film?

“Credo sia uno dei personaggi che ho interpretato meglio. Me lo sono cucito addosso lentamente. Era la prima volta che lavoravo con Daniele. Lui è un regista che ti guida passo dopo passo”.
Per lei, invece, Elio Germano, non è stata la prima volta.

“Con Daniele sono andato sul sicuro: ho scelto di fare parte di questo progetto a scatola chiusa. Conosco Marco da tanti anni ma non avevamo mai lavorato insieme. Ci eravamo anche ripromessi di non farlo (ride ndr). Daniele si deve prendere la colpa di questo incontro professionale”.
Luchetti come mai è così difficile trovare un bel film con lo sport come tema principale?

“Il motivo credo sia dato dal fatto che lo sport è vero mentre il cinema è finto. Le pellicole sullo sport sono poche e non necessariamente riuscite. Io mi chiedo ancora oggi perché non ci sia un film sul grande calcio italiano. Se qualcuno mi proponesse una sfida di questo genere, mi ci butterei senza esitazione”.

Giallini, lei che ama la musica, mi indica chi nella Roma è particolarmente rock?

“Sicuramente Daniele De Rossi. Potrei anche dire Nainggolan ma lui è più techno: sembra il cantante dei Prodigy”.
Germano, tra Schick e Kolarov chi ha maggiormente una faccia da cinema?

“Sicuramente Kolarov: sarebbe perfetto. Schick non è ancora pronto: il ruolo da protagonista spetta all’esterno. Schick è una comparsa, parecchio costosa. Ma ancora una comparsa”.

Luchetti, a proposito di comparse, nel suo film c’è un mix curioso. “Il casting è stato particolarmente interessante: attori professionisti messi in strada e attori presi dalla strada che sembravano professionisti. Uno splendido incrocio. Io mi sono documentato bene sia sul mondo dei ricchi che su quello degli ultimi. Ho trovato grande energia in entrambe le situazioni”.
Anche per Germano è stata un’occasione di crescita?

“Sia io che Daniele vogliamo che il personaggio prenda vita sul set perché il pubblico percepisce quando viene trasmessa un po’ di realtà. Lavorare con attori non professionisti è stato un grande regalo sotto questo punto di vista perché ha aiutato a rendere concreto ciò che si stava rappresentando”.
Giallini, perché andare al cinema a vedere “Io sono Tempesta”?

“Il bello di “Io sono Tempesta” è che ricorda i migliori film del genere. Con tanta gente che, grazie alla loro presenza, ha aggiunto verità alla pellicola”.

 Pietro Razzini 

© riproduzione riservata