La figlia di Orson Welles chiede a Netflix di mandare a Cannes The Other Side of the Wind

Tra il 1970 e il 1976, Orson Welles ha girato un film, intitolato The Other Side Of The Wind (L’altra faccia del vento), con alcuni amici eccellenti, tra cui la sua ultima compagna, Oja Kodar, John Huston, Peter Bogdanovich, Dennis Hopper, Claude Chabrol, Stéphane Audran, Susan Strasberg e altri.

Rimasto come molti dei suoi film incompiuto, il film è stato completato grazie a Netflix e montato da Bob Murawski, secondo le note lasciate dall’autore. L’attesa anteprima avrebbe dovuto svolgersi al festival di Cannes, ma dopo le note polemiche per l’esclusione dei film non distribuiti nelle sale da parte di Thierry Frémaux, il colosso dello streaming ha ritirato la sua partecipazione anche con opere fuori concorso, tra cui, appunto, The Other Side of the Wind.

E’ la figlia di Orson Welles, Beatrice, che il regista ha avuto dall’attrice italiana Paola Mori, a rivolgere un appello a Netflix perché mandi a Cannes il film del padre, lungamente atteso da tutti gli appassionati, considerato una specie di 8 e 1/2 del regista, che parla anche di omosessualità e mette in scena le sue ossessioni.

Nella mail, inoltrata al dirigente di Netflix Ted Sarandos, Beatrice Welles scrive:

“Sono stata molto dispiaciuta e turbata leggendo nelle riviste di settore del conflitto col festival di Cannes. Devo farmi portavoce di mio padre.  Ho visto come le grandi società di produzione abbiano distrutto la sua vita e il suo lavoro, e così facendo anche un pezzo dell’uomo che amavo tanto. Sarebbe orribile vedere che Netflix è un’altra di queste società”. Beatrice Welles conclude poi: “Per favore ripensateci e fate sì che il lavoro di mio padre sia il film che sana la frattura tra Netflix e Cannes”.

Nessuna risposta è arrivata purtroppo da Netflix, che sembra ormai aver deciso. Fremaux ha invece risposto a un’altra email di Beatrice Welles definendo The Other Side of The Wind: “un film straordinario. Molto più di un film storico. Un messaggio di Orson Welles al mondo del cinema di oggi”.

Ed è davvero un enorme peccato, aggiungiamo, che il cinema di un regista da sempre larger than life finisca vittima di questa diatriba e sia relegato – anche se speriamo non esclusivamente – allo streaming televisivo.