La morte legale: le nostre interviste video a Giuliano e Vera Montaldo, a Rosanna Fratello e ai registi

Capita sempre più di rado, oggi, di emozionarsi vedendo un film. E quando succede, spesso, è proprio con un film “vecchio”, che poi tale non è, perché le opere d’arte non invecchiano mai. Era dunque inevitabile che, per la presentazione di La morte legale, documentario sulla realizzazione di Sacco e Vanzetti di Giuliano Montaldo, ma non solo, si finisse a parlare più dell’opera a cui è dedicato che dell’ottimo lavoro di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, che Distribuzione Indipendente porterà in tutta Italia dall’11 ottobre, in alcuni casi accompagnato da Sacco e Vanzetti in versione restaurata.

E’ come un lungo backstage, infatti, il documentario nato dalla passione di due autori per la storia, per le storie, per il cinema e per un grande autore come Montaldo, che a 88 anni ha ironia, intelligenza, saggezza e curiosità da vendere, così come la moglie Vera Pescarolo (figlia della grande attrice degli anni Venti del secolo scorso Vera Vergani) al suo fianco nella vita e nel lavoro da più di 50 anni. Parlare con loro è, per chi fa il mio lavoro, un privilegio raro e lo è soprattutto poterlo fare con l’autore di uno di quei film che si può dire mi abbiano cambiato la vita, tanto mi si incise nel cuore e nella mente fin dalla prima volta che lo vidi, tantissimi anni fa.

Ci ha fatto molto piacere anche parlare con gli autori del documentario e con Rosanna Fratello, all’apice della fama canora in quegli anni, scelta da Montaldo per la sua provenienza geografica, la sua bellezza e la sua espressività, nel ruolo della moglie di Nicola Sacco. L’interprete di successi come “Non sono Maddalena”, “Sono una donna, non sono una santa” e altre notissime canzoni, è ancora una donna bellissima, spiritosa e giustamente orgogliosa di potersi fregiare come di un titolo d’onore di quel quasi unico film che molti colleghi potrebbero (dovrebbero) invidiarle. La decisione di mettere una debuttante al fianco di un mostro sacro della recitazione come Gian Maria Volonté e di un attore straordinario come Riccardo Cucciolla fu coraggiosa e vincente, controcorrente come tutta l’opera di questo nostro grande autore, impegnato come artista e come cittadino, coi cassetti pieni di film non realizzati, ma che non ha mai smesso di lottare per portare al cinema le storie che gli stavano veramente a cuore.