L’amore, i figli, le coppe E la crisi del 7° anno Bonucci torna a Torino

I fischi non lo preoccupano, anche perché a Torino li ha già presi da bianconero, e comunque li ha messi in preventivo. Per Leonardo Bonucci sarà più difficile trattenersi dallo scattare in campo quando partiranno le prime note di Thunderstruck degli AC/DC, come succedeva ai tempi della Signora. Leo era il primo a uscire sul prato dello Stadium per il riscaldamento, a battere le mani in direzione della curva e a prendersi gli applausi dei suoi vecchi tifosi, che adesso sono combattuti tra la riconoscenza per i sette anni e 12 trofei condivisi e la rabbia per il tradimento. La storia tra Bonucci e la Juventus è stata, finché è durata, “il più grande spettacolo dopo il Big Bang”, come cantava Jovanotti in uno dei brani preferiti dal difensore (tra l’altro il secondo della compilation che accompagna il riscaldamento bianconero): sono cresciuti insieme e domani saranno per la prima volta avversari, visto che all’andata Bonucci era squalificato.

‘); }

PENDOLARE PER AMORE — Lo Stadium per Leo è come la casa dell’infanzia, piena di odori, luci, suoni, ricordi. Forse in mezzo alla centrifuga delle emozioni gli tornerà in mente anche uno Juventus-Chievo 1-1 del 2012, con sfortunata deviazione sul tiro del pareggio di Dramé e relativi fischi, poi trasformatisi nelle ovazioni per i sei scudetti. Bonucci è stato il primo acquisto di Andrea Agnelli, una scommessa stravinta grazie alla cura Conte. “Arrivò a Torino nell’indifferenza generale – racconta Ruggero, amico carissimo che con il fratello Diego gestisce la trattoria Fratelli Bravo, dove c’è già, in cornice, la 19 rossonera –. La prima sera venne a mangiare da noi, mi chiese un tavolo ma il locale era pieno e io lo feci aspettare 45 minuti. Scoprii dopo che era un calciatore, non l’avevo riconosciuto. I primi tempi sono stati duri, poi fece pace coi tifosi”. È andato via da leader conservando un legame fortissimo con la città che lo ha fatto diventare grande, umanamente e professionalmente. Leo a Torino ha tenuto la vecchia casa in centro e le solite abitudini, come le passeggiate in bici al Valentino o quelle a piedi in piazza San Carlo. I figli Lorenzo (tifoso granata) e Matteo frequentano la scuola internazionale e lui e la moglie Martina hanno preferito non rivoluzionare la vita dei bimbi. Così Bonucci ha mollato presto la nuova casa in centro a Milano: una volta alla settimana guida fino alla sua vecchia città per stare con la famiglia, altrimenti si ferma a Milano in un hotel del centro. Oppure, dopo le partite serali, sceglie di dormire a Milanello per essere pronto all’allenamento del giorno successivo. E spesso, in quelle sere, resta a parlare di calcio nella sala del camino con il d.s. Mirabelli. Torino però resta un riferimento, anche perché Leo in città ha qualche investimento immobiliare e tanti amici, tra cui gli ex compagni Buffon, Barzagli, Chiellini e Marchisio, con cui ha mantenuto ottimi rapporti e a volte cena dai Fratelli Bravo o alla Lampara.


SCHERZI, KARAOKE E NUMERI — Professionista a 360 gradi, determinato in campo, giocherellone e canterino fuori: così lo descrive chi lo conosce bene. “Adora il karaoke – racconta Diego – e fare scherzi. Abbiamo una chat con gli amici storici di Viterbo e lui si diverte a punzecchiarmi”. A Milano frequenta l’Angolo di Casa, dove vanno milanisti e interisti, e Qor. Non è mai stato uno da vita notturna esagerata, preferisce godersi casa, la famiglia e le cose semplici. Con Gattuso c’è stata subito empatia: “Leo adora Rino perché è meticoloso e rigoroso, proprio come lui”, dice ancora Ruggero, che con Bonucci condivide la passione per la numerologia. “Il 19 per lui non rappresenta solo due cifre sul retro di una maglia, è la sua storia. È questo che ha spiegato a Kessie quando si contendevano il numero”.

FISCHI, APPLAUSI O INDIFFERENZA? — Ruggero e Diego sono juventini ma domani non saranno allo Stadium: “Ci fa troppo male vederlo con i nuovi colori. Però la Juve gli è rimasta dentro e non è andato via per Allegri ma per altri motivi”. A quei tifosi che non hanno ancora deciso come accoglierlo consigliano: “Sarebbe da applaudire per ciò che ha fatto, in alternativa meglio l’indifferenza perché i fischi sarebbero ingenerosi. Di sicuro lui sarà a mille e se lo contesteranno si gaserà ancora di più”. Forse applaudirlo sarebbe il modo migliore per spiazzarlo. Di sicuro in un calcio ideale sarebbe la scelta giusta per chiudere una lunga e vincente storia d’amore.

Dalla nostra inviata Fabiana Della Valle 

© riproduzione riservata