“Ogni film è una via crucis”: Kim Rossi Stuart si racconta al Festival di Lecce

Non è e non è mai stato un attore sovraesposto Kim Rossi Stuart, uno di quelli che per un paio di stagioni hanno attraversato il cinema italiano per poi precipitare nell’oblio ed essere ributtati nella mischia fino a una nuova, temporanea eclissi. No, il Lucignolo di Pinocchio e ancora prima il bel principe di Fantaghirò ha sempre ponderato a lungo prima di accettare un ruolo, e ogni volta che ha detto sì a un regista, ha avvicinato il personaggio che gli è stato affidato con una dedizione monastica, una serietà e un rigore che lo hanno caratterizzato (e ancora lo caratterizzano) anche nella vita, vissuta in maniera schiva, lontano dal gossip, dalle anteprime, dai brand di moda.

Figlio di un attore di western che lasciò il cinema per andare a vivere in campagna a occuparsi di cani e cavalli, Il Freddo di Romanzo Criminale ha cominciato con il cinema bambino, è arrivato alla televisione grazie a Pietro Valsecchi, che lo ha caricato in macchina mentre faceva l’autostop, e fin da Senza pelle ha sperimentato la fatica del mestiere dell’attore, che per lui è sempre passato attraverso il metodo Stanislavskji. La sua carriera conta poco più di una ventina di film, molti dei quali diretti da grandi autori e che lo hanno portato a compiere un lavoro di introspezione, lo stesso che ha fatto quando ha diretto Anche libero va bene e Tommaso, in cui ha messo tanto di sé. Adesso Kim Rossi Stuart si prepara a tornare dietro alla machina da presa, come lui stesso accenna durante Il Festival del Cinema Europeo di Lecce, che gli ha dedicato una retrospettiva e ha deciso di premiarlo con l’Ulivo d’Oro alla carriera.

L’attore è rilassato mente incontra la stampa, e nonostante in passato abbia spesso ripetuto: “Non è che sia mai stato vero emblema di simpatia”, appare affabile e desideroso di regalare i propri pensieri e le proprie esperienze a chi lo ascolta. Gli argomenti che tocca sono molti, dal cinema alla tv, dal passato al futuro.

Maltese – Il romanzo del commissario avrà un seguito?

Avevo lasciato il Commissario Maltese su una spiaggia a contemplare l’infinito, penso stia ancora là. La produzione e la Rai si sono interrogate per un po’ di tempo su un eventuale seguito, ma credo abbiano deciso per il no. Non era semplice inventarsi un modo per andare avanti. Secondo me la fiction ha concluso il suo percorso. Se troviamo un’idea che ci convince, eventualmente se ne riparlerà. Certo, io non sono un intenditore di serie tv. Nel cinema, inqualche caso, proseguire un filone ha avuto e ha un senso. La mia esperienza non è stata moto buona, Il ragazzo dal kimono d’oro era un film carino e con un suo equilibrio. Il due, invece, fu una catastrofe, era meglio non farlo.

Un nuovo film

Non dovrete aspettare dieci anni per vedere il mio terzo film. Ultimamente ho conosciuto un periodo di particolare fertilità creativa. Per Anche libero va bene e Tommaso ho trascorso cinque anni a tormentarmi, chiedendomi se fare quello che poi ho fatto o una sua variante. Ora ho una serie di soggetti, devo solo decidere quale trasformare in un film.

Il Metodo

Mi sono formato su Stanislavskji e Strasberg. Le mie radici affondano in quel terreno. Avevo 15 quando facevo workshop ispirati a quel metodo e basati sull’introspezione e sull’autoanalisi. In quei corsi si imparava che il mestiere dell’attore era un percorso di crescita, e forse è per questo che ho sempre avuto un approccio psicoanalitico al mio lavoro.

Vallanzasca

Vallanzasca ha costituito per me un’opportunità per esplorare abbastanza a fondo l’universo della rabbia. Vallanzasca è stato un ribelle per eccellenza e la ribellione nasce sempre dalla rabbia. La questione morale è molto importante per me, ecco perché facendo quel film ho ricercato una parabola esistenziale che mi fosse di insegnamento, invece di crogiolarmi e compiacermi nell’esaltazione della violenza.

Il mestiere dell’attore

Oggi bambino mi ha chiesto: il mestiere dell’attore lo hai fatto perché ti piaceva o perché era quello che voleva tuo padre? Ancora non l’ho capito esattamente, di certo non ero portato per fare l’attore, era una cosa che mi costava sforzo, fatica, mi veniva la “sudarella” quando dovevo andare in scena, e questo mi fa pensare che magari avrei dovuto fare altro. Forse sarei stato più portato per lavori semplici tipo il muratore, mi piaceva l’idea di fare edilizia acrobatica. Forse adesso mi sento più vicino alla regia, che è un lavoro più organizzativo e meno istintivo, e che non mi costringe a essere sempre in primissima linea.

Vie crucis

Sono sempre stato abbastanza selettivo, ho sempre scelto le cose che mi sembravano avere un senso. Dopo aver fatto il regista, mi sono detto: adesso posso fare l’attore come lo fanno molti miei colleghi, godendomela, adesso la prendo alla leggera, magari mi faccio fare un teuccio… invece non ce l’ho fatta, non sono capace di lavorare così, mi sembra di prendere in giro me stesso e il pubblico. Anche per Maltese ho combattuto una guerra, ero in trincea a non dormire la notte per lavorare sui dialoghi. Quando lavoro, devo sempre avere la sensazione di fare una sorta di via crucis, di dissanguarmi. Sono uno che deve dare tutto quello che ha.

Personaggi e registi

Per me è importante differenziare i personaggi.  Quando un personaggio che mi interessa somiglia a un altro che ho già fatto, cerco di andare in una diversa direzione, per questo il mio lavoro di attore consiste in buona parte in un lavoro a tavolino. Sto con lo sguardo perso nel vuoto a farmi dei film, a perdermi con la fantasia, ad andare a visitare una serie di persone e situazioni che appartengono al mio vissuto. Penso che il mestiere dell’attore diventi qualcosa di bello quando l’attore si chiede: chi è il regista? Di cosa ha bisogno? Qual è il suo linguaggio? Con Gianni Amelio ho lavorato come con nessun altro. Ho messo a sua disposizione la mia umanità e la mia dedizione, non ho studiato, proprio come mi ha chiesto lui. Per Vallanzasca, invece, ho dovuto prestare attenzione alla più piccola sfumatura, ho dovuto studiare in maniera quasi autistica.

Il cinema italiano di oggi

Guardando al cinema contemporaneo ho l’impressione che la gamma di possibilità e di generi si sia ridotta paurosamente. Dico questo perché sono appassionato di un cinema introspettivo e analitico che di recente è stato ridimensionato in maniera drastica. Purtroppo è così e devo farmene una ragione.

Un libro di racconti

Pubblicherò un libro di racconti, ma la cosa può esser propedeutica a un film, uno di questi racconti probabilmente diventerà una sceneggiatura. Il libro è praticamente finito e l’ho già fatto leggere a delle persone.