Ok a Melbourne e Sakhir La Ferrari SF71H è giusta

C’era un pilota che “sentiva” le gomme in modo diverso dagli altri. Si chiamava Michael Schumacher. Un genio capace di parlare con le coperture, costringendole talvolta a sforzi sovraumani. Come quando, nel diluvio, spesso si prendeva il lusso di restare in pista per qualche giro in più con pneumatici da asciutto e otteneva tempi incredibili, provocando un mezzo infarto agli uomini della Ferrari. Ieri Sebastian Vettel ha compiuto una impresa alla Schumacher, protraendo la “vita” delle Pirelli Soft oltre quanto — dati alla mano — i tecnici del suo box potessero immaginare. Ne è uscito un capolavoro. Volontario o obbligato? Forse non lo sapremo mai, perché c’è il sospetto che Seb volesse mettere gomme fresche attorno al 37° giro. Ma in ogni caso non avrebbe potuto farlo, in quanto c’era ancora sdraiato per terra lo sfortunato meccanico colpito involontariamente dalla macchina di Kimi Raikkonen. Per cui ha proseguito. Oppure, mettendo da parte la dietrologia, è possibile che Vettel fosse a suo agio con le gomme e non avvertisse la necessità del pit stop.

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vittoria meritata — Poco conta, alla fine di una giornata trionfale che non è venuta a caso come il colpaccio di Melbourne, propiziato dalla Virtual Safety Car. Stavolta la Ferrari ha strameritato, mettendo in pista una SF71H eccezionale, capace di far venire il mal di testa alla Mercedes sin dalla vigilia, con la pole position di Vettel e il secondo posto di Raikkonen, in barba al misterioso bottone magico delle frecce d’argento. Quindi la gara. Giocata alla pari sul piano tecnico ma con l’incognita delle strategie. Una partita a poker dagli esiti orientati a favore della Mercedes, a due terzi della distanza. Poi, chilometro dopo chilometro, è cresciuta la consapevolezza che Vettel contro Bottas ce l’avrebbe potuta fare perché il ritmo del tedesco non calava e quello del finlandese non rappresentava una minaccia. Vettel negli ultimi anni ci ha fatto vedere più d’una volta come sia capace di amministrare macchina e gomme, tenendosi sempre in tasca una riserva per i giri conclusivi. Lo ha fatto anche ieri senza perdere la calma, impedendo a Bottas di avvicinarsi per il sorpasso. Grandioso.


strategie diverse — Però qui è d’obbligo un dato di cronaca che diventa automaticamente una critica: Hamilton negli ultimi 20 giri ha rosicchiato a Vettel 13’’5, invece Bottas ne ha recuperati solo 6 ed è evidente la differenza di caratura tra i due. La Mercedes, dal canto suo, ha di nuovo «aiutato» la Ferrari con una tattica suicida, nel senso che nel momento decisivo non ha capito che cosa stava facendo il team di Maranello e quando ha suggerito a Bottas di forzare l’andatura era già troppo tardi. Per cui è vero che Valtteri non è stato un fulmine di guerra, tuttavia la Mercedes è stata compartecipe della sconfitta. Capita quando si viene messi sotto stress. Intanto, però, la Ferrari ha vinto la prima gara dell’anno su un circuito cittadino e la seconda su un tracciato permanente molto impegnativo. Non è il caso di parlare di Mondiale ma la strada per arrivarci è decisamente questa.

 Pino Allievi 

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