Premio Afrodite 2018: vincono Micaela Ramazzotti, Barbara Bouchet e Tito e gli alieni di Paola Randi

Cos’è il Premio Afrodite, intitolato alla dea greca della bellezza, dell’amore e della fertilità? E’ un riconoscimento all’eccellenza delle donne nel cinema, in televisione, nel giornalismo e nello sport. A idearlo, e ad assegnarlo, è l’associazione Donne nell’Audiovisivo Promotion, che rappresenta tutte le professionalità del settore audiovisivo ed è affiliata alla rete Women in Film and Television International, presente in tutto il mondo. Guidata da Cristina Zucchiatti (affiancata nel Direttivo da Paola Poli, Patrizia Biancamano e Laura Delli Colli), ha dato, nel corso degli anni, sempre più visibilità al premio, che in questo 2018 acquista rilevanza particolare perché è la prima edizione del dopo MeToo (nato nell’ottobre del 2017) e segue di qualche mese la nascita di Dissenso Comune, il manifesto delle lavoratrici del cinema italiano contro le molestie sessuali contro le donne.

Del movimento sorto all’indomani dello scoppio del caso Harvey Weinstein in realtà si è parlato poco (o meglio “il giusto”) durante la cerimonia di premiazione che si è svolta ieri in uno dei sontuosi saloni del Rome Cavalieri A Waldorf Astoria Resort. Nel corso di una serata all’insegna del rosa shocking – tinta vivace che forse sottolinea l’energia e non certo la remissività del cosiddetto gentil sesso – è stata Lidia Ravera ad accennare alla protesta delle donne americane, invitando gli uomini a prendere posizione e a dire: “Io no”. Destinataria di un Premio Speciale, l’autrice di “Porci con le ali” ha dichiarato: “Mi sono sempre occupata della donna, perché ho avuto la disgrazia di nascere femmina, quindi lavoro per me. Dai tempi del mio primo libro le cose sono cambiate, ma non montiamoci la testa. Ogni tre giorni ammazzano una di noi, e quindi c’è ancora molto da fare”.

La sedicesima edizione del Premio Afrodite ha visto trionfare ben otto donne di cinema, nove in realtà, perché Laura Morante, che ha ricevuto il riconoscimento per la migliore scrittrice esordiente, è un volto che ritroviamo spesso, e da tempo, sul grande schermo. Il suo “Brividi immorali” è una raccolta di racconti intervallati da interludi, e per l’attrice/regista risponde a un innato desiderio di brevità: “Gli editori preferiscono i romanzi-fiume, io invece amo la sintesi. Se potessi, se ne avessi la capacità, scriverei solo poesie, o haiku”.

Passando davvero al cinema, è stato un peccato non trovare Micaela Ramazzotti, giudicata migliore attrice protagonista per Una storia senza nome di Roberto Andò. Erano invece presenti, per cominciare, la miglior attrice esordiente Matilda De Angelis e la miglior attrice non protagonista Barbara Bouchet. La prima, che ha vinto per Youtopia, ha ricordato che il destino del suo personaggio, che mette all’asta la propria verginità su Internet, è comune a molte ragazze: “Sono felice di rappresentare Youtopia perché racconta una realtà cruda ma drammaticamente vera. Essere donna è anche questo nel mondo di oggi”.

La seconda, più spiritosa, ha parlato con entusiasmo di Metti la nonna in freezer, per cui è stata premiata: “Dopo 120 film da donna più giovane, finalmente ho ottenuto il ruolo di un’anziana, una vecchia in un freezer, e che gioia farmi rinchiudere in quel freezer! Non voglio andare in pensione, d’ora in poi voglio interpretare solo donne della mia età”.

Se Maria Carolina Terzi si è aggiudicata il Premio Afrodite per la miglior produzione grazie a Gatta Cenerentola, il premio per il miglior documentario è andato a Wilma Labate per Arrivederci Saigon. Miglior regista è Paola Randi, che ha definito il suo Tito e gli alieni “la storia di un migrante italiano in America”, mentre Saremo giovani e bellissimi di Letizia Lamartire si è imposto come la migliore opera prima al femminile. Ha ritirato il premio, destinato anche alla produttrice Elisabetta Bruscolini, Barbora Bobulova, che nel film canta (e anche benissimo), e che ha voluto dedicarlo ai giovani attori con cui ha condiviso il set.

Le altre destinatarie del Premio Afrodite 2018 sono state Serena Dandini, Valentina Amurri e Linda Brunetta per la creatività tv, Giorgia Rossi come miglior giornalista sportiva, Barbara Paolmbelli per il suo lavoro di giornalista su carta stampata e in televisione, e Martina Colombari. Quest’ultima, sempre bellissima, ha commosso la platea parlando della sua esperienza ad Haiti, come volontaria sul campo, con la Fondazione Francesca Rava – NHP Italia Onlus. “Siamo come lo yogurt” – ha detto. “Abbiamo una data di scadenza e credo che la nostra vita debba servire a qualcosa: in primis a fare del bene. Fare del bene fa bene a noi stessi, non importa quando facciamo, basta che facciamo. Io non sono Madre Teresa, ma nel mio piccolo cerco di rendermi utile”.

A presentare la cerimonia di premiazione, stringata e scattante e intervallata dalle portate di un’ottima cena, sono stati Laura Delli Colli – giornalista, Presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani e da quest’anno alla guida della Fondazione Cinema per Roma – e Stefano Meloccaro, giornalista, scrittore conduttore tv. Molti gli ospiti della serata. Il più simpatico? Andrea Sartoretti, che consegnando il Premio Afrodite a Paola Randi era sul punto di rivelare ai presenti il finale di Tito e gli alieni.