Rampage – Furia Animale: recensione del monster movie con Dwayne Johnson

Si potrebbe cercare tra le righe, perché lì qualcosa si trova sempre. E allora avremmo un film animalista con un Dwayne Johnson primatologo che pensa che le vere bestie siano gli esseri umani. Un animale o ti è amico o ti mangia, un umano può ferirti in un’infinità di modi diversi. Ma non è questo il punto.

Si potrebbe andare alle origini, riesumando tra i ricordi quel cabinato della sala giochi anni 80 che aveva un lupo, un gorilla e un lucertolone giganti da impersonare per distruggere i palazzi. E anche senza riesumazione, ci si potrebbe chiedere perché fare un film da un videogame senza trama. Ma non è questo il punto.

Si potrebbe indagare su quanto i personaggi siano stereotipati o sottosviluppati (in senso narrativo): l’eroe protagonista, la bella coprotagonista, la bella da salvare (che in questo caso è George il gorilla), i cattivi senza scrupoli eccessivamente stupidi, l’antieroe agente federale e il comandante dell’esercito ottuso. Ma non è questo il punto.

Si potrebbe pensare a quante altre volte catastrofi naturali, invasori alieni, orde di zombi o mostri giganti abbiano originato storie cinematografiche con dinamiche prevedibili, dialoghi già sentiti e devastazioni cittadine che quasi non stupiscono più. Ma anche questo non è il punto.

Rampage – Furia Animale è business hollywoodiano fatto per lo svago del pubblico pagante. Non c’è un motivo per cui debba offrire uno spettacolo tanto diverso da quello che gli spettatori hanno dimostrato di apprezzare altre volte. C’è una star come The Rock che regge il film, anche per la parte dei colleghi attori dimenticabili, mentre gli artisti degli effetti digitali fanno il resto. Ci si diverte a patto che si entri in sintonia con il film spegnendo il cervello, abbuffandosi di popcorn e bevendo qualcosa di gassato. Questo è il punto.