Spalletti è irriconoscibile E l’Inter è lontana da tutto

Luciano Spalletti, 59 anni, allenatore dell'Inter. Ansa

Luciano Spalletti, 59 anni, allenatore dell’Inter. Ansa

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L’avevamo definita un Instant-team pronta a vincere subito. Ma dopo solo quattro partite questa Inter è più un Distant-team. Distante dalla Juve che oggi può ritrovarsi a un quasi irraggiungibile +8 in classifica. Distante dal Napoli, vittorioso ieri con la Fiorentina e già a +5, nonostante un calendario non semplice (Lazio, Milan, Sampdoria e Viola). Distante dalle aspettative e dalle ambizioni estive che sembrano un lontano ricordo, mentre è passato appena un mese. Ma soprattutto anni luce distante dall’amore e dalla passione di un tifo sempre numerosissimo che meriterebbe ben altro spettacolo di quello offerto dalla squadra di Spalletti.

Il calendario aveva regalato all’Inter un inizio soft, perfetto come trampolino di lancio. Quattro gare ampiamente alla portata (Sassuolo e Bologna in trasferta, Torino e Parma in casa), sulla carta 12 punti possibili, 10 a voler immaginare uno stop inatteso. E invece l’Inter si ritrova zavorrata dai suoi miseri 4 punti in classifica e dalla pochezza di gioco, carattere e capacità di reazione mostrata in questo inizio da incubo.


Certo, a voler trovare giustificazioni si possono ricordare i due episodi arbitrali (con Sassuolo e Parma) che avrebbero potuto cambiare la storia delle due partite. Certo, se ieri nel forcing del secondo tempo l’Inter fosse passata in vantaggio non ci sarebbe stato nulla da ridire. Certo, all’inizio del campionato non si può essere al massimo e tanti giocatori oggi non al meglio della forma cresceranno. Certo, la squadra con sette nuovi acquisti (dall’esperto Asamoah al giovane Lautaro) ancora deve trovare la sua fisionomia. Certo, Spalletti fatica ma vuoi che uno bravo come lui non trovi prima o poi il bandolo della matassa? Certo, certo, certo… Tutto vero, sulla carta. Ma terribilmente inutile quando in campo si vede una squadra che non è neanche lontana parente di quella che dovrebbe e potrebbe essere. Le analisi pietose non fanno il bene dell’Inter. Qui gli unici a non tradire sono i tifosi. Dal tecnico alla squadra, la lista di chi sta deludendo è lunga. Eppure sarebbe sbagliato mettere tutti nello stesso pentolone, dividendo equamente le colpe. Difficile ad esempio addossarne a una società che senza poter spendere granché è riuscita ugualmente con operazioni mirate e prestiti onerosi a garantire al tecnico una formazione di alto livello. E non si può imputare al club di non essere riuscito a centrare l’acquisto impossibile di Modric. Sì, a questa Inter manca un creatore di gioco, ma questo non giustifica il non gioco. Si può fare calcio anche senza Modric.

Fa bene la società a stringersi intorno al tecnico. E farebbero bene i tifosi a continuare a sostenere la squadra a partire dalla sfida di Champions col Tottenham martedì. Questo gruppo ha già dimostrato di gestire con difficoltà responsabilità e pressioni, figuriamoci uno stadio ostile. La stagione è appena cominciata e sarebbe delittuoso considerarla già conclusa. La distanza dalla Juve rischia di essere già incolmabile ma l’Inter, che si è imposta di fare meglio dello scorso anno, ha rosa e mezzi per riuscirci. Però il tempo non è infinito e il compito di offrire ai tifosi una squadra all’altezza spetta innanzitutto al suo allenatore. Il club gli ha mostrato fiducia rinnovandogli a inizio stagione il contratto. Dopo Allegri ed Ancelotti, Spalletti è il tecnico più pagato del campionato, valutato come un top coach, a dispetto di una bacheca non ricchissima. In passato però ha dimostrato di avere grandi intuizioni tattiche e di saper regalare alle sue squadre un’anima e spesso un gioco brillante. Finora all’Inter non c’è riuscito. Merita ancora fiducia, ma è arrivato il momento di inventarsi qualcosa, perché così non basta.