Succede: dal libro di Sofia Viscadi, ecco il teen movie diretto da Francesca Mazzoleni

Se non sapete chi sia Sofia Viscardi, o siete troppo vecchi, o non avete dei figli adolescenti.

Idolo dei social con oltre un milione di follower su Instagram (senza contare i contatti su YouTube, Facebook e Twitter, Sofia è una Ferragni in versione teen, e da poco ha pubblicato il suo secondo romanzo, “Abbastanza”, ancora una volta con Mondadori, che evidentemente spera di bissare il successo dell’esordio di “Succede” da oltre centomila copie vendute.

Intanto, il 5 aprile, debutterà nei cinema italiani in circa trecento copie, distribuite dalla Warner, il film che Indigo Film ha fortemente voluto realizzare proprio a partire dal primo libro di Sofia Viscardi, storia ordinaria quoditianità sentimentale di un’adolescente milanese – Margherita, detta Meg – e dei suoi amici Olly, Tom e Sam: tra insicurezze, figuracce, esaltazioni, illusioni, rivelazioni, scuola, compiti, genitori, locali, tram e bar.

In casa Indigo si cerca da tempo di realizzare un cinema capace di incontrare e catturare il pubblico più giovane, e con Succede questo tentativo è stato ancora più estremo, ai limiti dello spericolato, costruendo attorno al libro un film che cercasse di essere il più fresco, nuovo e diretto possibile.
“Quando un progetto viene verso di te, come nel caso di Succede, devi essere tu a costruirlo, ma noi lo abbiamo fatto cercando di fare molti passi indietro rispetto al nostro ruolo di produttori,” spiega infatti Francesca Cima. “Quello che volevamo era restituire il contenuto di un libro avendone grande rispetto, e abbiamo saputo da subito che per farlo avevamo bisogno di un regista giovane ed esordiente che potesse e volesse mettersi al servizio di una storia e di un gruppo di ragazzi, che avesse voglia e capacità di comunicare con loro. Perché oggi,” dice, “questa è la sfida più difficile e importante che abbiamo di fronte nel mondo del cinema.”

E così, ecco che per girare Succede è stata contattata Francesca Mazzoleni: classe 1989, un diploma in regia al Centro Sperimentale e alle spalle corti e documentari che a prima vista hanno poco a che fare con un progetto così mainstream come quello di questo suo primo lungometraggio.
“Che l’esordiente che cercavamo sia stata una donna,” spiega Francesca Cima, “mi fa molto piacere ma è stato anche un caso. A conquistarci, oltre al suo lavoro, è stato l’entusiasmo che ci ha subito dimostrato di fronte a questo progetto, e che ci ha trascinati.”
“Di fronte alla proposta di Francesca ho subito cercato di capire cosa questa storia facesse risuonare in me, e ho trovato tantissimi elementi su cui lavorare,” racconta la Mazzoleni. “Fare mia la storia era un requisito fondamentale: se il testo non mi avesse parlato non lo avrei potuto affrontare con questo entusiasmo, portando con me il bagaglio delle mie esperienze.”

A conquistare Francesca Mazzoleni è stata soprattutto la possibilità di “raccontare una storia che fosse tutta dal punto di vista di una ragazza giovanissima, e di affrontare il racconto di formazione con uno sguardo dall’interno. Nella storia di Meg c’erano tanti elementi che potevano riguardarmi,” aggiunge, “e il fatto che, a separarmi da questi ragazzi, ci fossero solo una decina d’anni è stato molto stimolante.”

La regista, spiega, ha cercato sempre “la spontaneità” e ha evitato sempre di applicare “filtri e giudizi” al suo sguardo su una generazione che l’ha colpita per la sua positività: “È una delle cose che ho cercato di far emergere nel film: anche se non tutte le esperienze di Meg sono felici, e il finale la lascia un po’ in sospeso riguardo al futuro, il messaggio e il bilancio sono comunque positivi: Meg ha affrontato il suo percorso di formazione, e lo ha fatto con le sue forze, capendo che alla fine è sempre meglio vivere che non vivere, provare invece di fuggire.”

Se Francesca Mazzoleni si è messa completamente al servizio della storia, la sua regia non è stata affatto “di servizio”: Succede, anzi, è girato meglio di tante opere prime italiane, e con uno sguardo e un’estetica decisamente superiori a quelle di tanti teen movie di casa nostra e non. “Anche dal punto di vista formale ho cercato di preservare la magia di un racconto,” spiega la regista. “Non ho inseguito il realismo quello scarno, ma ho cercato un realismo magico attraverso una serie di elementi che mi permettessero di creare un microcosmo, collaborando strettamente col direttore della fotografia e con lo scenografo per capire come supportare e arricchire una storia che parla di una realtà particolare come quella degli adolescenti.”

Per portare pensare di vincere questa scommessa, tanto la produzione quanto la regia avevano bisogno che lo spirito che stavano cercando d’infondere al film fosse rispecchiato anche dai personaggi, e quindi dagli attori, che sono stati selezionati nel corso di quattro lunghi mesi di casting aperti e non a Milano: “Per strada oramai i ragazzi mi salutavano, perché li avevo visti praticamente tutti,” racconta la Mazzoleni. “Per me era fondamentale scovare dei volti nuovi che avessero voglia di fare questo percorso con me, era esaltante l’idea di lanciare dei nuovi talenti.”

E quindi, nei quattro ruoli principali, quelli di Meg, Olly, Tom e Sam, ecco che troviamo due esordienti come Margherita Morchio e Matilde Passera, il Matteo Oscar Giuggioli che ha fatto i provini mentre stava girando il suo primo film, Gli sdraiati, e il più esperto Brando Pacitto, “che mi serviva per equilibrare il gruppo”, dice Mazzoleni.

E no, Sofia Viscardi non è stata tentata di recitare nel film nemmeno per un momento: “Prima di tutto, al contrario di quanto pensano in molti, Meg non è un personaggio autobiografico,” dice Sofia. “E poi, quand’anche lo fosse stato, mettersi davanti a una videocamera per parlare di sé come faccio io e recitare sono due cose completamente diverse, e per ora recitare non rientra tra i miei interessi. In più non c’era bisogno di me: io avevo scritto, ma sul set c’erano persone molto capaci nel loro lavoro.”

Sofia Viscardi è comunque molto contenta di come il suo libro sia diventato questo Succede: “perché sapevo fin dall’inizio che nessuno di quelli che ci stava lavorando avrebbe fatto l’unica cosa che davvero non volevo: tradire l’atmosfera e lo spirito del libro.