Suso: “Non pensiamo da big Ma Gattuso non ha colpe”

Gattuso non ha colpe, è il Milan a dover ragionare da grande. L’analisi non è di un fan dell’allenatore calabrese ma di uno dei giocatori più talentuosi e rappresentativi della squadra rossonera: Suso dice la sua sul momento delicato del Diavolo e tira in ballo se stesso e i compagni. Sei punti in cinque partite, rimonte subite con Napoli, Atalanta ed Empoli e la vittoria che manca da tre gare consecutive: per l’attaccante spagnolo, che al Castellani ha toccato le 100 presenze in rossonero, la responsabilità di questa situazione appartiene ai giocatori: “La mentalità non è quella di una grande squadra – dice Suso a Sky Sport – perché quando siamo in vantaggio non dobbiamo prendere gol, dobbiamo stare più stretti. Penso sia una questione di tempo e fortuna perché la cosa più difficile, che è giocare bene e fare gol, già la facciamo. Gattuso non ha responsabilità, non c’entra niente, siamo noi che dobbiamo alzare la tensione, essere più concentrati e non avere paura quando siamo in vantaggio. Il mister sin dal primo giorno qui ha fatto un lavoro bellissimo, abbiamo fatto una preparazione buona, la più intensa da quando sono qui, dipende da noi”.

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champions, si può — Al momento, pur con una gara da recuperare, la Champions è distante 6 punti, ma per Suso è ancora un obiettivo raggiungibile. A patto di cambiare marcia: “Tutti questi punti persi alla fine servono. Le partite più difficili sono quelle contro le «piccole» perché vanno vinte. Con Juve, Inter, Roma te la giochi e puoi vincere o pareggiare ma partite come quella di ieri si devono vincere. Campioni in squadra? Abbiamo Higuain e Reina, hanno portato quello di cui abbiamo bisogno, quella mentalità per cui si vuole sempre vincere. Siamo una squadra giovane ma c’è poco tempo e si deve fare tutto e subito”.


famiglia — Premiato oggi dai vertici del club per le 100 gare in rossonero (“aver giocato così tante partite con questa maglia è un orgoglio, è quello che sogna ogni bambino”), al Milan si trova benissimo: “Mi sento come in famiglia, c’è uno spogliatoio buonissimo, sono tutti bravi ragazzi, è come se fossi qui da 15 anni”.

 Gasport 

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