The Walking Dead 8, episodio chiave per Simon: Intervista a Steven Ogg e Pollyanna McIntosh

Si conclude con questo terzo contenuto il nostro giro di interviste esclusive ai protagonisti e produttori della serie di successo The Walking Dead. Dopo la chiacchierata con Greg Nicotero e Christian Serratos, e le interviste a Austin Amelio, Tom Payne e Ross Marquand, abbiamo incontrato Steven Ogg, insieme con Pollyanna McIntosh tra le aggiunte più recenti al cast dello zombie drama. Il primo interpreta Simon, un membro dei Salvatori, un tempo uno degli uomini più fidati di Negan e personaggio chiave dell’episodio in onda in Italia questa sera alle ore 21:00 su Fox, penultimo dell’ottava stagione. McIntosh, invece, veste i panni di Jadis, impassibile leader del gruppo della discarica. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Cosa potete dirci dei prossimi sviluppi nel rapporto tra Simon e Negan?

SO: Ci sono molte divergenze tra loro ultimamente. Simon è convinto che ciò che ha fatto sia stata la cosa migliore per definire le azioni future. Ora per lui è il momento di agire. Quando Negan lo ostacola, allora Simon decide che può anche fare da solo. Si fidano di lui ed è pronto ad assumersi anche più responsabilità, visto che quanto è stato fatto finora dai Salvatori non ha portato molti risultati. Sono due persone con due visioni diverse, ora.

PMI: Due diverse versioni di sociopatici.

SO: Con rispetto reciproco, però. Ecco perché Simon continua a rimanere lì. E c’è anche ammirazione per ciò che può fare l’altro.

Simon è considerato molto simile a Negan, per strategie e potere. Tu invece come lo vedi e cosa pensi ci sia di diverso tra loro?

SO: Sono entrambi due pavoni, ma Simon preferisce stare nell’ombra. Ma non proprio nascosto nell’ombra. L’ho paragonato al batterista di un gruppo, e non il leader, e non perché non possa esserlo. Simon preferisce agire nelle retrovie, non essere al centro del palco. Ma potrebbe. E forse lo farà anche. Le abilità ce le ha. Per ora, però, preferisce essere il batterista.

Jadis è un completo enigma, sin dall’inizio. Quante informazioni hai avuto su di lei per costruire il personaggio?

PMI: Davvero molto poche. Esattamente quello che si rivela nell’ultimo episodio [il decimo dell’ottava stagione]. Non sapevo cosa ne sarebbe venuto fuori, o gli sviluppi che avrebbe avuto, ma sapevo che era un’artista e che veniva da una comunità di artisti. Spero che prossimamente arriveremo a vedere qualcosa di più su chi sia Jadis. E da questo punto in poi sarà probabile.

Come vorreste che finissero o morissero i vostri personaggi?

PMI: Io vorrei trascinare Negan con me, ma credo che altri personaggi vorrebbero lo stesso.

SO: Per Simon ci vorrebbe un incidente. Ma uno stupido, tipo che cade e sbatte la testa e muore stecchito. Niente drammi, niente morte ad effetto. Scivola, batte la testa e muore.

Com’è stato per voi unirvi alla serie come regolari?

PMI: È stato bello, ci hanno tutti accolto molto volentieri. Io sono arrivata per ultima ma non ho sentito una grossa differenza. Specialmente considerato da quanto lo show è in onda.

SO: Se lavori un giorno o sei mesi, sei trattato con lo stesso rispetto e generosità da tutti, cast e troupe.

Com’è cambiata la vostra vita dopo il successo dello show?

SO: Mi chiedono troppi selfie del c***o, vedo la mia faccia di c***o ovunque, mi fa schifo [ride].

PMI: Sono totalmente sorpresa, non me ne rendevo conto finché non sono entrata più a fondo, prima con il provino, poi lavorandoci. Mi sono resa conto della passione dei fan a livello mondiale.

SO: Anche per me è stata la sorpresa più grande. Siamo stati in Australia e Giappone, e in Australia sono impazziti per The Walking Dead. E non parlo solo dei protagonisti, che ovviamente sono inseguiti ovunque, parlo proprio di noi, personaggi minori che non sono in tutti gli episodi, ecco.

PMI: Rimanere con i piedi per terra è molto facile in serie come questa, tuttavia, perché la serie stessa non ammette troppe c*****e, siamo tutti sullo stesso piano, tutti esseri umani, non attori.

SO: Non ci sono grosse differenze, nessuno nello show si sente una grande star.

PMI: Siamo dei Pokémon da collezione, ognuno sceglie quello che vuole.

Quale eredità, secondo voi, porterà avanti The Walking Dead?

PMI: Per quanto mi riguarda, credo la voglia di stare insieme, fare comunità. È una serie che unisce le famiglie e gruppi di amici che la guardano insieme. E nonostante la violenza mostrata, non credo sia uno show che promuova lo sfruttamento o la cattiveria, anzi, c’è molta umanità. Poi il trucco è fenomenale. Un’altra cosa è che il cast e davvero enorme, e i personaggi sono tutti molto interessanti, perché non conosciamo il passato di nessuno. C’è solo questo grandissimo istinto di sopravvivenza. Penso sia uno degli show con il punto di vista più egualitario. E questo è raro.