Tv di serie, Analisi delle pratiche e dei temi che hanno cambiato un medium

La serialmania non è più, da tempo, un fenomeno recente, ma è nell’ultimo decennio che è divenuta una parte fondamentale del nostro costume e della nostra vita quotidiana. E’ dunque giunto il momento di cominciare a studiare la serialità seriamente, non limitandosi ai classici companion per fan con curiosità, immagini e aneddoti, ma dedicandole saggi che possano aiutare a leggere la trasformazione di un medium che tende a sfumare sempre più le distinzioni tra narrazione per il piccolo e per il grande schermo. Il principale vantaggio delle moderne serie tv è il tempo che hanno a disposizione e che offre allo showrunner e al suo team la possibilità di sviluppare l’arco narrativo dei personaggi finché ce n’è bisogno (e a volte purtroppo anche oltre), approfondendo tematiche e dinamiche relazionali, ma anche variando stili, registi, ottiche e prospettive. La televisione, oggi, può osare quello che il cinema non osa più, se non in rarissimi casi. E questo nonostante le logiche produttive commerciali che continuano purtroppo spesso a decretare la morte degli show più di nicchia, nonostante la loro riuscita artistica. E’ un mondo immenso, che risponde a ogni tipo di domanda, di gusto e di pubblico.

A volte riuscire ad orientarsi può essere difficile anche per un appassionato. Per scegliere bisogna assaggiare, ma a volte l’episodio pilota non basta, lascia il sospetto che magari, anche se il gusto non è del tutto di nostro gradimento, in futuro i cuochi possano aggiustare il tiro e che noi, abbandonando quel ristorante, potremmo perderci una rara delizia. A volte troppi cuochi rovinano la torta, e quello che ci pareva buono all’inizio, dopo un po’ ci lascia un sapore poco gradevole in bocca e smettiamo di mangiarlo, mentre altre volte la nostra spontanea repulsione per un tema, un attore o un genere, ci risparmia ore della nostra vita che preferiamo impiegare in altro modo. Ma quando si viene catturati, lo si fa comunque sempre per un motivo.

Ed è proprio questo che la giovane studiosa torinese Valentina Mallamaci esplora in modo chiaro ed esauriente nella sua monografia “Tv di serie. Analisi delle pratiche e dei temi che hanno cambiato un medium”, edito da Viola Editrice. Lo fa – dopo una prima parte più teorica, in cui esamina in modo puntuale e documentato i vari aspetti, gli effetti collaterali e i sottoprodotti della nuova narrazione seriale – a partire da dieci serie “esemplari” e molto famose, due delle quali riconducibili ad una visione d’autore, Twin Peaks – Il ritorno di David Lynch e The Young Pope di Paolo Sorrentino (il cui coautore Umberto Contarello ha fornito l’interessante introduzione al libro) e le restanti otto dei generi più disparati: House of Cards, True Detective, The Handmaid’s Tale, The Crown, Stranger Things, Better Call Saul, Black Mirror e Westworld.

Non ha alcuna importanza se la vostra serie preferita non c’è o se voi ne avreste scelte altre: quello che conta è l’analisi dell’autrice, che ne svela le implicazioni filosofiche, morali, etiche, psicanalistiche, ne rivela l’ironia e la modernità, fa comprendere perché a questi personaggi ci si possa affezionare come a persone vere, che vivono nel nostro mondo e rispecchiano i nostri stessi dubbi, si pongono le stesse domande che ci facciamo noi e compiono spesso scelte che noi non faremmo mai, ma sulla cui pur remota possibilità ci siamo interrogati nel nostro intimo. Adatto sia agli studiosi academici del fenomeno che ai fan che vogliono conoscere meglio cosa c’è dietro le loro serie preferite o imparare a leggerne la complessità, corredato da un ricco apparato fotografico, è un libro utile e ben scritto di cui non si può che consigliare la lettura.

Valentina Mallamaci, Tv di serie. Analisi delle pratiche e dei temi che hanno cambiato un medium. Viola Editrice, 2018, pp.308, 20 euro.