Una Juve da western E Cristiano è il… fucile

Cristiano Ronaldo, 33 anni. Getty Images

Cristiano Ronaldo, 33 anni. Getty Images

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Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto. La brutale sentenza in “Per un pugno di dollari” si adatta perfettamente al duello da film western andato in scena ieri all’Allianz. Il Napoli ha grandi qualità e le ha messe in campo tutte, ma in mano ha la pistola, nell’occasione del mancato 2-2 simbolicamente rappresentata da Callejon. La Juve invece è l’uomo col fucile, ieri più che mai con le sembianze di CR7. Ronaldo è entrato in tutte e tre le reti bianconere, ha preso per mano la squadra dopo il formidabile inizio di partita del Napoli impreziosito dal gol da play station di Mertens, ha sfiorato a più riprese il gol personale e tirato in porta da tutte le posizioni svuotando il caricatore. Gli è mancato il sigillo, ma ha fatto tutto il resto.

Non solo CR7 però, tutta la Juve è un carrarmato, che schiaccia ogni ostacolo gli si pari davanti. Sette vittorie consecutive in A, con un predominio fisico oltre che tecnico-tattico. Sono forti, sono potenti, sono grandi e grossi i giocatori della Juve. Qualità, chili, centimetri, carattere, concentrazione, inesauribile fame di vittorie. Non hanno solo voglia di chiudere il campionato, in realtà non vogliono neanche farlo aprire. A più 6 sulla più credibile rivale dopo 7 gare, sono già in fuga solitaria. Alla scontata domanda “Chi fermerà la Juve?” si aggiungono quelle su quanti punti potrà fare e quali record battere, fino all’estremo e definitivo quesito: “Ma può vincerle tutte?”. No, non può, è impossibile. Ancelotti può essere soddisfatto della prestazione dei suoi, della personalità con cui sono rimasti in partita dopo il rosso a Mario Rui, dei progressi mostrati. Il Napoli è forte. Ma la Juve è, semplicemente, più forte. Società e squadra, rappresentano insieme un meccanismo talmente perfetto da rendere meno traumatico anche il saluto di un grande protagonista di questi anni magici come Beppe Marotta. I cicli finiscono, nuovi dirigenti crescono, i cda scelgono. Anche di sostituire, se serve. La forza della Juve in questi anni è stata anche questa: saper gestire cambiamenti e addii, di campioni, allenatori e dirigenti, riuscendo sempre a crescere e migliorarsi. Ringraziando gli artefici dei successi ma mantenendo la lucidità nelle scelte.


Poi d’improvviso lei sorrise… Dai film alle canzoni, il 29 settembre, cantato da Battisti – tifoso della Lazio – ora sarà ricordato nella capitale anche per la data di un derby importantissimo vinto meritatamente dalla Roma, che esce dalla crisi di risultati, gioco e identità di inizio stagione. Sorride la Roma, anche se bisognerebbe rimarcare di più il ghigno dei tempi belli, la grinta e quegli occhi tornati feroci. Bisogna dare merito a Di Francesco di aver ricompattato il gruppo, aver azzeccato formazione e cambi, e ripresentato una Roma che ha giocato un buon calcio. Forse l’atteso patto tra uomini è stato finalmente siglato all’interno dello spogliatoio. Grande protagonista un romano e romanista, Pellegrini, talento atteso e sbocciato.

In serata l’Inter ha fatto poker: quarta vittoria consecutiva tra Champions e campionato. Un po’ sofferta contro un buon Cagliari, ma impreziosita dai bel gol di Lautaro, primo in A, e Politano. Spalletti ha messo in atto un massiccio turnover in vista della sfida contro il Psv, la stagione è lunga e il cammino in Coppa importantissimo. Le scelte alla fine hanno pagato. I margini di crescita sono sempre molto ampi, ma le vittorie sono come le ciliege, una tira l’altra e non saziano mai.