Wajib – Invito al matrimonio: in esclusiva il poster italiano del film di Annemarie Jacir

La pluripremiata regista Annemarie Jacir è nata nel 1974 a Betlemme, in una famiglia palestinese cristiana. Ed è proprio tra la comunità cristiana palestinese, ma di Nazareth, che è ambientato gran parte del suo nuovo film dal titolo Wajib, parola che in arabo vuol dire “dovere“. Il dovere in questione è quello che fa parte della tradizione palestinese secondo la quale il padre e i fratelli della sposa hanno il dovere sociale di consegnare personalmente gli inviti di matrimonio. Un gesto solenne e culturalmente importante che dà vita a un road-movie profondo ed emozionante, che esplora la complessità del rapporto padre-figlio nel confronto tra liberà e dovere, modernità e tradizione.
Protagonisti del film sono Mohammad Bakri e Saleh Bakri, padre e figlio anche nella vita reale.

Il film inaugurerà il Middle East Now Festival di Firenze il 10 aprile per poi uscire nelle sale il 19 dello stesso mese.
Ve ne mostriamo intanto il poster italiano ufficiale:

La trama ufficiale del film:

Shadi è un giovane palestinese che ora vive a Roma, lavorando come architetto. Torna nella città natale di Nazareth, a poche settimane dal Natale, allo scopo di aiutare il padre a consegnare gli inviti di nozze della sorella Amal. Secondo un’antica tradizione della Palestina settentrionale, quando qualcuno si sposa, gli uomini della famiglia sono tenuti a consegnare personalmente le partecipazioni a ciascun invitato. Il padre Abu Shadi è un uomo molto stimato, un insegnante di scuola che ha cresciuto due figli da solo dopo la fuga della moglie in America con un altro uomo. Shadi gli è molto affezionato ma, al tempo stesso, non ne condivide nè gli ideali, nè le scelte . Nel loro viaggiare di casa in casa per la consegna degli inviti, emergono a poco a poco i dettagli della loro diversa visione della vita. Il senso di adattamento del padre, consapevole e un po’ rassegnato ai rapporti di forza che governano la quotidianità di un territorio occupato, si scontra con l’impetuosità del figlio trentenne, animato da sentimenti di ribellione e di resistenza.