Youth League, la Juve Primavera non si ferma più: 2-1 allo Young Boys

TORINO – Al campo Ale&Ricky del Training Center di Vinovo, la Juventus Primavera di Francesco Baldini vince ancora. Tre su tre in campionato, due su due in Youth League: con i dovuti scongiuri in vista della sfida bis allo Young Boys di stasera (i big di Allegri in Champions), i baby bianconeri sembrano aver imparato a ricalcare alla perfezione le gesta dei colleghi più grandi. Non solo nei risultati, che poi sono sempre figli delle prestazioni, quanto nell’approccio al match, nel tasso tecnico alla base delle sortite offensive e nello spirito di sacrificio in fase di ripiegamento, ma anche nella fluidità della manovra, negli schemi tattici liquidi e camaleontici, così come nell’alternanza dei ritmi sostenuti, dalle fiammate esplosive alle fasi di rallentamento volte ad addormentare la partite e scoraggiare l’avversario, costretto a correre dietro ad una palla di cui non riesce quasi mai ad entrare in possesso. Piccolo clone della Juve A, si diceva, nel bene e nel male. Sembrano i grandi, infatti, anche nei difetti: l’unico brivido del match col risultato in bilico nasce da un sanguinoso pallone perso a centrocampo da Makoun, per eccesso di confidenza e di sicurezza. Sul 2-0, invece, quel malsano masochismo che talvolta sfocia nel riaprire partite ampiamente chiuse: come il pasticcio difensivo che, all’87’, regala a Maier la rete e, più in generale allo Young Boys, la possibilità di tentare un disperato forcing finale. Juve unica antagonista di se stessa, a 360 gradi. Persino alcuni singoli, nonostante la giovane età, ricordano i colleghi più navigati: da Moreno, un piccolo Dybala in erba, a Fagioli, duttile centrocampista, mezzala ed esterno d’attacco dotato di dribbling e tiro, un po’ come Bernardeschi, fino a Bandeira, terzino tecnico di grande spinta in versione Cancelo Serrao, difensore goleador alla Bonucci.

Tre 2001 ed un 2002 in campo, contro una formazione, quella svizzera, nettamente più matura. Differenza che, nel rettangolo verde di gioco, non si vede, né tecnicamente, né fisicamente. La Juve attacca con grande intensità e continuità per 80 minuti abbondanti, con un possesso palla schiacciante, e potrebbe chiudere i giochi con larghissimo anticipo (già al 20′), forte del vantaggio firmato da Serrao dopo appena nove giri di lancetta. Lo fa invece nella ripresa, e precisamente al 67′, con un’invenzione di Pablo Moreno Taboada, abile a saltare tre uomini ed infilare Neuenschwander con una bordata sul primo palo. L’ex Barcellona, così come Fagioli, ha le stimmate del predestinato: sembrano di categoria nettamente superiore e il compito maggiore di Baldini sarà quello di insegnar loro la capacità di restare quanto più possibile all’interno della partita, riducendo al minimo le pause cui talora rimangono impantanati. Ma scambi nello stretto, accelerazioni improvvise, passaggi filtranti e tiri da fuori dei due gioielli bianconeri sono solo la parte più appariscente di un repertorio che risulta un autentico lusso per la categoria. Merita una menzione anche Nicolussi Caviglia, che corre per tre e gioca con la sicurezza del veterano. Così come Portanova, centrocampista moderno a tutto campo, con la grande capacità d’inserimento come fiore all’occhiello. C’è Petrelli, poi, che là davanti fa reparto da solo e pure quando non segna prende botte, fa a sportellate e protegge palloni sporchi. La Juve porta a casa la sesta vittoria su altrettante gare e, con la calma data dai risultati, Baldini potrà lavorare serenamente nel duplice ruolo di plasmare il gruppo a disposizione e di fungere da serbatoio per l’Under 23, mandando quanti più di questi ragazzi a far esperienza in Serie C, attingendo al contempo dall’Under 17, in una piramide di calciatori che giocheranno sotto età.

Il tabellino del match