Zeltweg, prodigio Lorenzo Piegato Marquez; Dovi 3°

Jorge Lorenzo. Getty

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Ora che il binomio funziona i rimpianti aumentano. Lorenzo ci prende gusto, vince il terzo degli ultimi sei GP, conquista la gara di Zeltweg e sottolinea che il suo affiatamento con la Desmosedici ha ormai raggiunto quei livelli di eccellenza che in Ducati si aspettavano al momento del suo lauto ingaggio. Il maiorchino ribadisce la legge del ‘Ducati Ring’, precede sul podio Marquez e Dovizioso e prosegue in un momento d’oro che non può non disorientare la casa di Borgo Panigale per un divorzio che appare sempre più sanguinoso per entrambi. Dal ‘click’ del Mugello, il successo rompighiaccio con la rossa, Lorenzo ha sgombrato la testa e sta volando: se il mondiale fosse iniziato a giugno sarebbe in testa alla classifica e da allora, comunque, è tornato a essere insieme a Dovizioso il contendente principale di Marquez. Sequel dei duelli delle stagioni passate e prologo, forse, di un’ interessante lotta in famiglia dall’anno prossimo. Quella che si è ammirata nella parte finale di un GP molto intenso.

di forza — Lorenzo vince di forza, è questa la notizia, dopo aver fatto sfogare Marquez, in avvio, scattato ‘Martillo-style’, e averlo braccato nel finale. Si sentiva forte Jorge, ha replicato cazzotto su cazzotto e alla fine ha sferrato il pugno decisivo, con una resistenza alla curva 3 dell’ultimo giro con cui ha chiuso la porta in faccia al disperato assalto di Marquez. Dovizioso, terzo, non ha mai avuto lo sprint per l’affondo e nel finale, dopo un dritto che gli ha fatto perdere l’abbrivio, ha potuto solo gustarsi la grande battaglia che si svolgeva davanti ai suoi occhi.


rossi — Rossi incassa un 6° posto di puro manico, alle spalle di un consistente Crutchlow e di Petrucci, 5°, con le previste difficoltà di un week end iniziato con le bordate alla Yamaha (“Bisogna capire quanta voglia abbia di vincere e di investire”), chiuso con un gap di 14″ dal vincitore, passando per la trappola dell’eliminazione in Q1 e le scuse dello stato maggiore del team di Iwata. Considerando che Vinales non emerge da uno stato di ambiguità, la casa di Iwata, che da 21 gare non vince, deve ancora affidarsi a lui. Che è ancora il primo inseguitore di Marquez, ora a 59 punti di distacco.

la gara — Nel mosaico delle mescole, Dovizioso e Petrucci scelgono doppia media, Marquez media-hard, Lorenzo punta su soft-soft e in casa Yamaha Vinales opta per la morbida dietro e Rossi per media-media. Al via dopo un guizzo di Lorenzo e un incrocio da brividi fra Marquez e Dovizioso, proprio Marc prende la testa inseguito dalle Ducati, Crutchlow, Petrucci e Rins. 6 giri e il distacco dei primi tre sugli altri si misura già in secondi, mentre Rossi è 9° e Iannone esce dai 15 per un dritto fatale. Marquez costruisce un cuscinetto di 8-9 decimi sulle Ducati, in lotta fra loro, che però a metà gara inizia a ridursi fino ad annullarsi del tutto a 11 giri dalla fine. È la lotta attesa. Lorenzo passa a fine rettilineo, Marquez replica alla 3 e Jorge ripassa nel giro dopo, con Dovi attardato per un leggero dritto. Dall’Igna inizia a toccarsi nervosamente il pizzetto al box Ducati perché Marc non fa calcoli e ringhia alle spalle del suo futuro compagno. A -3 giri un dritto di Lorenzo riporta avanti Marquez, che poi viene ripassato di nuovo. Ultimo giro: Lorenzo è davanti con una staccata rovente, e ravvicinata (a fil di gomito), a fine rettilineo, con Marquez che rischia alla staccata della curva 3. Non c’è spazio: Lorenzo non è tenero, tiene l’esterno e va a prendersi il terzo successo stagionale. Il più bello.